Reportage, Ritratto, succede

PhotoWeek 2018

Gabriele wsQuest’anno partecipo al PhotoWeek esponendo con gli amici dell’associazione Image Factory.

Siamo ospiti di Artè, centro yoga e luogo di cultura molto radicato nel territorio milanese. Questa associazione è gestita dal mio caro amico Johnny Dell’Orto ed è stata fondata dalla sua deliziosa compagna Sabrina Grifeo, che ci ha lasciato alcuni anni fa, ma  i cui insegnamenti continuano ad essere fonte di ispirazione per l’attività del centro. In questa sede, dal 4 al 10 Giugno, dalle 18 alle 22, proporrò dei ritratti realizzati in questi ultimi quattro mesi.

Questi lavori sono parte di un racconto fotografico per i trent’anni della Cooperativa sociale Il Ponte, che opera a Invorio, il paese dove vivo da lungo tempo. La Cooperativa si occupa dell’inserimento nel mondo del lavoro di persone disagiate per varie ragioni,  e lo fa in un modo davvero innovativo. 1G0A2798 ws

Il loro progetto coinvolge diverse aziende industriali e artigianali della zona che hanno difficoltà a formare e inserire lavoratori con disabilità, fragilità o disagi sociali di vario tipo. Attraverso un’attenta e accogliente formazione, la Cooperativa avvicina queste persone al mondo del lavoro, utilizzando i macchinari allestiti dalle aziende all’interno della struttura della Cooperativa. il ponte1G0A2929xbnL’apprendimento delle lavorazioni avviene quindi in modo umano e graduale ma, al tempo stesso, concreto e dinamico. Si raggiungono così due importanti obiettivi: da un lato i lavoratori conquistano autostima nelle loro mansioni, dall’altro si ottengono livelli di produttività di tutto rispetto. DSCF2818 size

Come si può immaginare, questo reportage mi ha realmente appassionato. Dalle immagini realizzate è anche nato un piccolo libro che, penso, renda merito alle persone che dedicano il loro tempo e la loro intelligenza a questo progetto. Primo fra tutti, Mauro Fanchini, che della Cooperativa è il presidente e che continua il lavoro iniziato da suo padre Livio. DSCF2813 size

Ma torno alla fotografia e alle modalità con cui ho affrontato il racconto di un tema così delicato. I primi tempi mi sono serviti per ambientarmi, conoscere e farmi conoscere, per ragionare ed elaborare uno stile adatto al mio racconto. In questa prima fase è stata più utile la comunicazione verbale, rispetto alle apparecchiature da ripresa. Serve più porsi in ascolto, cercare di capire. Poi tutto è diventato più naturale e anch’io ho cominciato a far parte dell’ambiente: le persone che dovevano essere ritratte hanno iniziato a dimenticarsi della mia presenza, a viverla come la presenza, normale, di un amico.DSCF2853 size

Il lavoro all’interno della fabbrica si è quindi sviluppato in modo organico e armonioso. Le differenze atmosferiche e le diverse ore del giorno hanno creato effetti diversi,  le giornate si sono allungate, come anche le ombre dei gesti. DSCF2859 size 24x36

Nella seconda fase del progetto era previsto il ritratto in studio e con queste persone l’amicizia si è ulteriormente intensificata. Il linguaggio del ritratto posato è molto diverso, senza la mediazione del movimento in attività, senza l’ambiente circostante. Il racconto, le storie delle vite diventano protagoniste: guidano e suggeriscono le posture e gli spunti di ripresa.30x45 Ma30x45 lina30x45 gra30x45Keltoun30x45 zaza

 

 

 

 

Ritratto, succede

IRVING PENN. C/O Berlin

#irvingpenn 03Andate a Berlino! C’è lo zio Irving in tutto il suo splendore. Portatevi il fazzoletto grande per piangere calde lacrime e e per detergervi dall’emozione. La visita che state per fare alle 240 opere esposte al C/O non è solo una occasione, credo irripetibile, per ammirarle nel modo esatto in cui vorreste vederle, illuminazione giusta, dimensione perfetta, esposizione essenziale e logica: è molto di più. La mostra infatti ti costringe a ragionare sulla fotografia, sul senso delle cose, sull’importanza delle vite e dei saperi che concorrono ad esplorarne i sentieri per avvicinarsi, spavaldi, alla perfezione. Certamenente ti potrà succedere di pensare all’oggi, magari agli scarsi stimoli e ai pochi contenuti che i magazine ci offrono in questa fase storica, ma per questo c’è il fazzoletto, quello grande.#irvingpenn 05La bella mostra ci prende per mano e ci conduce attraverso le stanze dove possiamo condividere i percorsi e le verifiche del grande autore. La tecnica e la ricerca della perfezione si affianca al racconto delle scorie, degli scarti. E’ il racconto degli estremi delle sensazioni tattili.#irvingpenn 02 Lo ritroveremo in tutti i grandi momenti dell’artista. Ora sono sigarette, buttate e raccolte per diventare protagoniste di sublimi nature morte. Più avanti saranno fisionomie elegantissime e statuarie a confrontarsi con ambienti claustrofobici  e formalmente imperfetti, quasi ad addolcire, a umanizzare, a dubitare delle certezze. Il lavoro di Irving Penn ha influenzato tutta la nostra vita, ci ha guidato, ci ha dato stimoli e certezze.#irvingpenn 09 Questa sensazione è così nitida nella mia mente che nelle sue opere vedo il giovane Enzo Nocera con i suoi suoi personaggi di Brera. Vedo Giuseppe Pino, vedo Oliviero Toscani e tanti, tantissimi altri, fino ad arrivare alle stagioni rivoluzionarie della moda anni 90 di Donna e Mondo Uomo, vedo Giovanni Gastel e Fabrizio Ferri. Tutti a fare i conti con il suo linguaggio aderendo o distaccandosi, ma comunque sempre a dialogare con lui.#irvingpenn 06#irvingpenn 11