Reportage, Ritratto, succede

PhotoWeek 2018

Gabriele wsQuest’anno partecipo al PhotoWeek esponendo con gli amici dell’associazione Image Factory.

Siamo ospiti di Artè, centro yoga e luogo di cultura molto radicato nel territorio milanese. Questa associazione è gestita dal mio caro amico Johnny Dell’Orto ed è stata fondata dalla sua deliziosa compagna Sabrina Grifeo, che ci ha lasciato alcuni anni fa, ma  i cui insegnamenti continuano ad essere fonte di ispirazione per l’attività del centro. In questa sede, dal 4 al 10 Giugno, dalle 18 alle 22, proporrò dei ritratti realizzati in questi ultimi quattro mesi.

Questi lavori sono parte di un racconto fotografico per i trent’anni della Cooperativa sociale Il Ponte, che opera a Invorio, il paese dove vivo da lungo tempo. La Cooperativa si occupa dell’inserimento nel mondo del lavoro di persone disagiate per varie ragioni,  e lo fa in un modo davvero innovativo. 1G0A2798 ws

Il loro progetto coinvolge diverse aziende industriali e artigianali della zona che hanno difficoltà a formare e inserire lavoratori con disabilità, fragilità o disagi sociali di vario tipo. Attraverso un’attenta e accogliente formazione, la Cooperativa avvicina queste persone al mondo del lavoro, utilizzando i macchinari allestiti dalle aziende all’interno della struttura della Cooperativa. il ponte1G0A2929xbnL’apprendimento delle lavorazioni avviene quindi in modo umano e graduale ma, al tempo stesso, concreto e dinamico. Si raggiungono così due importanti obiettivi: da un lato i lavoratori conquistano autostima nelle loro mansioni, dall’altro si ottengono livelli di produttività di tutto rispetto. DSCF2818 size

Come si può immaginare, questo reportage mi ha realmente appassionato. Dalle immagini realizzate è anche nato un piccolo libro che, penso, renda merito alle persone che dedicano il loro tempo e la loro intelligenza a questo progetto. Primo fra tutti, Mauro Fanchini, che della Cooperativa è il presidente e che continua il lavoro iniziato da suo padre Livio. DSCF2813 size

Ma torno alla fotografia e alle modalità con cui ho affrontato il racconto di un tema così delicato. I primi tempi mi sono serviti per ambientarmi, conoscere e farmi conoscere, per ragionare ed elaborare uno stile adatto al mio racconto. In questa prima fase è stata più utile la comunicazione verbale, rispetto alle apparecchiature da ripresa. Serve più porsi in ascolto, cercare di capire. Poi tutto è diventato più naturale e anch’io ho cominciato a far parte dell’ambiente: le persone che dovevano essere ritratte hanno iniziato a dimenticarsi della mia presenza, a viverla come la presenza, normale, di un amico.DSCF2853 size

Il lavoro all’interno della fabbrica si è quindi sviluppato in modo organico e armonioso. Le differenze atmosferiche e le diverse ore del giorno hanno creato effetti diversi,  le giornate si sono allungate, come anche le ombre dei gesti. DSCF2859 size 24x36

Nella seconda fase del progetto era previsto il ritratto in studio e con queste persone l’amicizia si è ulteriormente intensificata. Il linguaggio del ritratto posato è molto diverso, senza la mediazione del movimento in attività, senza l’ambiente circostante. Il racconto, le storie delle vite diventano protagoniste: guidano e suggeriscono le posture e gli spunti di ripresa.30x45 Ma30x45 lina30x45 gra30x45Keltoun30x45 zaza

 

 

 

 

Ritratto, succede

IRVING PENN. C/O Berlin

#irvingpenn 03Andate a Berlino! C’è lo zio Irving in tutto il suo splendore. Portatevi il fazzoletto grande per piangere calde lacrime e e per detergervi dall’emozione. La visita che state per fare alle 240 opere esposte al C/O non è solo una occasione, credo irripetibile, per ammirarle nel modo esatto in cui vorreste vederle, illuminazione giusta, dimensione perfetta, esposizione essenziale e logica: è molto di più. La mostra infatti ti costringe a ragionare sulla fotografia, sul senso delle cose, sull’importanza delle vite e dei saperi che concorrono ad esplorarne i sentieri per avvicinarsi, spavaldi, alla perfezione. Certamenente ti potrà succedere di pensare all’oggi, magari agli scarsi stimoli e ai pochi contenuti che i magazine ci offrono in questa fase storica, ma per questo c’è il fazzoletto, quello grande.#irvingpenn 05La bella mostra ci prende per mano e ci conduce attraverso le stanze dove possiamo condividere i percorsi e le verifiche del grande autore. La tecnica e la ricerca della perfezione si affianca al racconto delle scorie, degli scarti. E’ il racconto degli estremi delle sensazioni tattili.#irvingpenn 02 Lo ritroveremo in tutti i grandi momenti dell’artista. Ora sono sigarette, buttate e raccolte per diventare protagoniste di sublimi nature morte. Più avanti saranno fisionomie elegantissime e statuarie a confrontarsi con ambienti claustrofobici  e formalmente imperfetti, quasi ad addolcire, a umanizzare, a dubitare delle certezze. Il lavoro di Irving Penn ha influenzato tutta la nostra vita, ci ha guidato, ci ha dato stimoli e certezze.#irvingpenn 09 Questa sensazione è così nitida nella mia mente che nelle sue opere vedo il giovane Enzo Nocera con i suoi suoi personaggi di Brera. Vedo Giuseppe Pino, vedo Oliviero Toscani e tanti, tantissimi altri, fino ad arrivare alle stagioni rivoluzionarie della moda anni 90 di Donna e Mondo Uomo, vedo Giovanni Gastel e Fabrizio Ferri. Tutti a fare i conti con il suo linguaggio aderendo o distaccandosi, ma comunque sempre a dialogare con lui.#irvingpenn 06#irvingpenn 11

Ritratto, succede

Ritratto afghano

Malalai JoyaDomenica scorsa era il compleanno di mio padre e così abbiamo organizzato una festa di primavera da noi:  tutti i figli, un po’ di nipoti, altri parenti che non vedeva da un po’. Davvero una bella festa. Anche perché mio papà ha compiuto la bella età di 96 anni. Tra le altre cose era particolarmente orgoglioso di mostrare a tutti la sua notevole (in quantità e  in qualità) produzione di acquarelli, che ha iniziato a realizzare, lui che non aveva mai tenuto un pennello in mano, solo dall’anno scorso.

Bene, a un certo punto della festa, Rossella saluta tutti perché, dice, deve andare da una sua amica che abita non lontano da noi, per incontrare un’attivista afghana. Conoscendola, la cosa non mi ha stupito.

Nel tardo pomeriggio Rossella mi telefona: sei libero? possiamo fare un riitratto in studio?

Rispondo di sì, certo: lo studio è in ordine. Infatti avevo lavorato il giorno prima e tutto era ancora predisposto.

Rossella arriva dopo una mezz’ora, con Giulia, una ragazza di Verbania, e Malalai, una giovane donna afghana.

Saliamo subito in sala di posa e si comincia a chiacchierare, perché sempre quando ritraggo qualcuno, voglio conoscerlo, per cogliere la sua essenza, oltre che il suo aspetto fisico.

E così scopro chi è Malalai (altre cose me le dirà Rossella più tardi)
Malalai Joya è una delle più importanti attiviste dell’Afghanistan, che da molti anni lotta contro governo, talebani, signori della guerra, contingenti americani. Eletta all’assemblea nazionale nel 2003 come delegata della sua provincia quando aveva solo 25 anni, si è alzata, lei donna, facendo nomi e cognomi dei signori della guerra che, sosteneva, non avevano alcun diritto di restare in quella sede e avrebbero dovuto invece essere processati come criminali.

E’ stata espulsa, minacciata di morte, ha subito attentati, ora vive una vita semiclandestina. Non ha mai smesso la sua testimonianza contro la guerra e contro la sopraffazione degli uomini di potere (molto di questo potere deriva dall’enorme produzione di oppio del paese, unica attività in crescita).

Malalai sostiene che la scuola e l’educazione sono l’unica arma per lo sviluppo e la pace, così come continua a combattere per l’emancipazione delle donne.

Tutto questo in estrema sintesi. Comunque sono stato orgoglioso di fare il ritratto a questa donna coraggiosa. Tra l’altro, le foto con l’hiijab me le ha chieste per la sua prossima campagna elettorale, perché lei non ha intenzione di mollare. Mai.

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Ritratto, tecnica

LA STORIA DEL MAGO

mago+rosaria ws.jpgI computer erano stanze, chi le abitava era un mago. Quello che oggi bene o male può fare un ragazzino, trenta anni fa era possibile solo da parte di super tecnici sognatori che abitavano stanze/caverne con temperature controllate. E’ di quell’epoca questo reperto che vi propongo. Agenzia TIKI – Art Marco Donati – ph. Paolo Sacchi lastre 4×5 pollici Ektachrome – Post produzione al computer: Il Pellanda (secondo Marco Donati), i “Raddrizzabanane” (nomignolo con cui si usavano chiamare questi super eroi del primo Photoshop, secondo Rosaria D’Aietti).

Sfondo scenografico realizzato a mano dalla grande Carmen Carlotta.

Attori: Igino (al tempo postino di Rozzano e  fidanzato della Lia) e la bella Rosaria.

 

succede

RADIO DDR

ddrMio figlio Francesco studia a Berlino, alla dBs Music school. Qualche giorno fa siamo andati a trovarlo e abbiamo potuto conoscere la meraviglia e il fascino dell’edificio dove ha sede la scuola. Era la sede della Radio di stato della DDR. Ora è piena di giovani che studiano e praticano la musica in tutte le sue forme.

Francesco ci ha accolti in sala di registrazione dove Rossella ed io ci siamo cimentati nella recitazione di una favola che speriamo serva la sera per addormentare serenamente Jimi. Se volete addormentare i vostri bambini o voi stessi con la nostra favoletta, la trovate qui sotto.

Reportage, succede

Il mio Kerouac

DSCF2568x wsAlessandro Castiglioni, curatore e ricercatore, che da alcuni anni si occupa di ricerca per il museo Ma*Ga di Gallarate e mio figlio Tommaso, che è a capo della Segreteria cultura del Comune di Firenze, una sera si trovano a cena e parlano dell’importante mostra su Jack Kerouac – Painting a cui Alessandro Castiglioni ha molto lavorato per il Ma*Ga di Gallarate. “Jack Kerouac, ma certo! sono stato a casa sua.”. Tommi infatti mi seguiva volentieri durante i servizi fotografici e questo, in particolare, prometteva bene. Siamo andati a Lowell vicino a Boston. Era il 1996.gruppo

tommi e scoiattolo
Tommaso gioca con uno scoiattolo a Lowell. Solo ora realizzo che mi fidavo a tal punto di quel tredicenne da affidargli la mia amata Linhof 612.

Il reportage era uno di quelli innovativi come la rivista Gulliver in quegli anni proponeva spesso ai suoi lettori: Il giovane Kerouac, giornalista del Boston Globe e rivelazione letteraria con i suoi primi romanzi, ancora prima della sua consacrazione globale con On the road, vera e propria bibbia della beat generation. Con noi il giornalista Gianemilio Mazzoleni, ora condirettore di Style. Il tema erano i luoghi, gli amici, la casa di Kerouac. Accompagnati da John Sampas, cognato e amico fedele di Jack, abbiamo potuto visitare tutto questo. Sono rimasto molto colpito dai quadri e dai disegni così forti e lirici, che erano conservati nella casa di Kerouac. Ho chiesto e ottenuto il permesso di fotografarli insieme agli oggetti e ai taccuini dove erano trascritte le trame dei libri dello scrittore.

casa k Il mensile uscì qualche settimana dopo, ma le foto che documentavano questa sconosciuta seconda arte del grande Jack, sono rimaste nelle scatole di cartone dell’archivio dello studio a Sereia in questi 23 anni.

Alessandro si è così entusiasmato per questa storia che ha subito chiesto  di vedere il materiale, alcuni plasticoni di diapositive. Una settimana dopo ci siamo incontrati al Ma*Ga con la Presidente Sandrina Bandera e con la direttrice Emma Zanella.

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Immediatamente vengono scansite le immagini e si decide di presentare “il reperto” il 17 di marzo dedicandogli uno spazio di proiezione. Infatti con il contributo del mio caro amico Umberto Vecchi abbiamo impostato un semplice audiovisivo che fino al 22 del mese di Aprile è proiettato presso il Museo di Gallarate.

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18 marzo Ma*Ga di Gallarate

 

Reportage

Italian Election day

NATIONAL GEOGRAPHIC TRAVELERMi alzo presto oggi. E’ un giorno importante in Italia: si vota dopo molti anni e in mezzo a problemi mai, come questa volta, drammatici. Al seggio del mio paese è ancora buio quando arrivo. Scambio qualche parola con i giovani scrutatori che aspettano di entrare. Mi viene in mente quando, da studenti, era uno dei lavoretti possibili, qualche soldo e molto onore. Ci sembrava  di essere utili ingranaggi nel grande gioco della democrazia.

Alcuni di noi, iscritti al PCI, davano tutto il compenso al Partito.

Già il partito, appunto. Assomigliava a un padre severo ma giusto, indispensabile. Come il padre ti faceva incazzare. Lo contestavi, magari, lo volevi svecchiare, lo speravi più simile a te, ma il rispetto e la certezza che ti trasmetteva erano innegabili: stavolta si cambia!

1975, Firenze. Io studiavo lì, e sognavo di fare il fotografo, lavoravo in fabbrica per pagarmi l’università. I miei amici de L’Unità  mi avevano fatto avere un permesso per fare le foto al festival. enrico berlinguer 1976Avevo fotografato Enrico Berlinguer. Le prossime elezioni avrebbero potuto essere l’occasione per il  sorpasso, per cambiare l’Italia con il voto, con la democrazia, ma cambiarla e costruire un paese diverso, nuovo. “Perché questa volta non si tratta di cambiare un presidente, ma sarà il popolo a costruire un paese differente”, così diceva la canzone Venceremos degli Inti Illimani, esuli cileni nel nostro paese, che era cantata e urlata nelle nostre manifestazioni. Il voto, il cambiamento, la speranza di cambiare, non riuscire a dormire la notte prima. E poi, l’attesa, la ricerca di segnali che ti aiutino a capire. ‘Come sta andando? Qual è il sentimento del paese?’

Tutto questo mi viene da pensare parlando con questi ragazzi del 2018, davanti al seggio del mio paese.

Sono le sette, il mio racconto in 24 ore può iniziare.

elezioni talonno

Voto di corsa, saluto i ragazzi e auguro loro buon lavoro. Corro alla stazione, vado a Roma: ho scelto la capitale per il mio racconto. Treni veloci, anzi velocissimi, mi permetteranno di essere nella capitale alle 12. Forse: perché il gelo degli ultimi giorni ha causato ritardi di ore, gente esasperata, abbandonata nelle campagne per un sacco di tempo, aspettando di ripartire. Se ci pensiamo, è il simbolo perfetto della situazione.

La contraddizione è generale, in ogni campo. Abbiamo strumenti di informazione così diffusi e accessibili come mai prima, diretti, immediati. Possiamo essere in contatto con tutti e le notizie possono arrivare velocemente ai social. Ma questo eccesso di informazione ha prodotto l’effetto contrario: la mancanza di credibilità, l’epidemia delle fake news hanno partorito l’assuefazione, il disinteresse.

Spiegare la contraddizione è difficile. Mi si ammucchiano gli esempi nella testa. Tutto è in contraddizione. Il mio lavoro, per esempio. Il mestiere di fotografo è stato disintegrato: i migliori tra noi sono costretti a vivere facendo workshop, le riviste non producono più. Eppure non c’è mai stato un interesse così alto per l’espressione fotografica come oggi. Le mostre sono piene, i blog di fotografia sono al centro dell’interesse collettivo. E così pure la cultura in generale. Poi accendi la televisione e tutto questo non lo trovi. E spegni.

Poi, la medicina ha certo fatto passi da gigante, ma conosco persone che non vanno dal dentista per paura che proponga interventi che non possono permettersi. Al lunedì siamo commossi dall’ennesimo naufragio, ma il giorno dopo invochiamo ordine e confini rigidi. Crediamo essere assediati dai crimini, ma se leggiamo le statistiche scopriamo che i dati reali dicono il contrario.

Abbiamo un papa che forse vorremmo avere a dirigere il partito della sinistra. Contraddizioni, solo contraddizioni. Le previsioni elettorali dicono che potrebbe vincere uno che credevamo fuori dai giochi, anzi uno che dovrebbe esserlo per legge. Ma la legge, si sa, non vale sempre, vale quando si vuole colpire gli indifesi. Loro la possono aggirare. L’Italia è una repubblica nata dalla Resistenza, tutti lo sappiamo, il fascismo è fuori legge, oltre che essere fuori dalla storia. E poi, ti trovi nelle liste  elettorali dei partiti che sono addirittura nazisti. E l’unico attentato terrorista di questi anni, nel nostro paese, l’ha commesso un bianco esagitato, tra l’altro candidato in un partito che si propone di guidare il paese, che ha sparato nel mucchio, colpendo migranti, che avevano la colpa di essere migranti e la sfortuna di essere lì in quel momento.

Come è ordinata e vuota la Stazione Centrale di domenica mattina. Prendo posto sul treno e il tempo vola scrivendo i miei appunti di viaggio.

stazione centrale

Ilaria è insegnante, ha votato e viaggia verso Napoli. Le chiedo quali sono i tre temi che maggiormente la coinvolgono. “Il primo è la legalità: a Napoli ho visto accettare 50 euro per un voto, da persone che la miseria morale e materiale aveva reso disponibili a vendere pure questo diritto. Del resto la legalità è una promessa mai mantenuta, una promessa con i suoi martiri sempre rimpianti e mai rispettati, da Mani Pulite in poi. Pensiamo solo che Berlusconi si trova candidato a guidare il paese, con buone probabilità di essere eletto a un ruolo di governo che non può espletare, visto che è condannato in via definitiva per reati incompatibili a quella funzione. Il secondo punto è la scuola: la formazione è importante per contribuire alla crescita di un paese moderno. Il terzo punto è il welfare, non si possono vedere assurdità come pensioni minime che non permettono la sopravvivenza insieme a super-rendite da favola.” Prima di andare via mi dice la sua previsione: vinceranno i Cinque Stelle.

Chiedo al suonatore del metrò quale sia la fermata giusta per Il Baobab. Lui lo sa e me lo dice. Appena dietro alla stazione Tiburtina.

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Cammino un bel po’ per arrivare al Baobab Experience: del resto le tende dei migranti mica li tengono in via Condotti.  Andrea Costa mi riceve e mi guida nel centro di accoglienza. 70 000 persone sono state ospitate nella tendopoli del Baobab.

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“Questa mattina mi sono svegliato con il ricordo di mio nonno, che era partigiano e che quando andava a votare si metteva il vestito buono. Per gente come lui non sono proprio capace di non andare a votare, di non esercitare un diritto così fondamentale.

Ma quanta lontananza da questa classe politica: il Baobab è stato sgomberato 22 volte, con le giunte più diverse, da Marino alla Raggi. Ci sgomberavano e la sera noi tornavamo qui a dare accoglienza. Nessuno capisce il problema dei profughi. Ne sanno parlare solo in termini di repressione o di propaganda. Meno male che c’è la solidarietà delle persone del quartiere. Qui ci sono gli ultimi. La solidarietà l’abbiamo sentita quando il freddo pungente di questi giorni faceva tremare. Le vecchine che ci portavano le coperte e spesso la Chiesa, la Chiesa migliore, che ci fa sentire la sua vicinanza. Per esempio Padre Konrad (elemosiniere del Papa, n.d.r.) è arrivato con un furgone del Vaticano e ci ha portato quella struttura bianca che ora  è la mensa del Baobab.

La solidarietà è anche qui, dentro le persone. Quando c’è stato il terremoto i profughi qui al centro hanno organizzato spontaneamente una cerimonia di preghiera per le popolazioni colpite. Copti, sciiti, cristiani tutti insieme, nel nome dell’umanità: gli ultimi si sono sentiti chiamati in causa per qualcuno che oggi stava peggio di loro. E noi come rispondiamo?

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Vado al Teatro Parioli ad incontrare Ivano Marescotti, attore di cinema e di teatro molto noto al grande pubblico. Più di 50 pellicole in cui interpreta personaggi popolari e caratterizzati alla sua maniera. Nel film “Cado dalle nubi” ha interpretato un leghista padre della protagonista. La sua posizione politica attuale mi incuriosisce e ben rappresenta un percorso comune a buona parte del popolo della sinistra.

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Queste elezioni sono completamente diverse dalle altre. Io sono sempre stato del Partito Comunista, anche se ero critico. Da quando non c’è più il cemento ideologico del partito sono sbandato di qua e di là. Mi ero addirittura candidato con Tsipras, ma liste così  (e ce ne sono anche ora) non hanno valore, fatte per candidare qualcuno, e poi gli eletti non si salutano neanche. Questa volta avevo deciso di non votare, perché non c’era niente che  mi rappresentava. Ma votare significa fare che gli altri votino per te, come per l’8 per mille: se tu non dai una preferenza il tuo 8 per mille viene comunque preso e distribuito tra tutti. Io ho deciso allora di votare contro questo governo e, non ideologicamente, voterò per i Cinque Stelle. Sono un partito che non mi rappresenta, ma è all’opposizione e l’ho trovato al mio fianco quando abbiamo fatto la battaglia per il no alla riforma istituzionale. Lo faccio anche dal punto di vista tattico, perché  potrebbe rovesciare il tavolo di questa politica che da 30 anni è completamente degenerata. Peggio di  questi governi penso sia impossibile. Questi non li conosciamo, non mi fido neanche tanto, ma conosciamo benissimo quelli che hanno governato finora. Non mi iscriverò ai Cinque Stelle, ma non mi serve  più votare per tutti quei partitini per cui avevo già votato, dall’Arcobaleno a Rivoluzione Civile a Tsipras, non hanno risolto niente e sono serviti  solo a mettere in pace le nostre coscienze. Io, da comunista, sono contro il governo e sarò anche contro il governo dei Cinque Stelle. Purtroppo la sinistra non c’è, non è rappresentata, e non c’è neanche nel sociale: rispetto a ciò che è successo negli ultimi tempi, negli anni Settanta saremmo scesi nelle piazze, adesso non si muove nulla. Le ultime battaglie politiche sono state 15 anni fa, quando c’era ancora un’opposizione e il PD non tradiva il sociale per spostarsi completamente a destra.

Lui va in scena con il suo ultimo lavoro teatrale, “I have a dream”. Lascia la valigia pronta in camerino per correre dopo lo spettacolo a votare a Bologna. Io invece mi ributto nella città con una pioggia che non lascia scampo.

Vedo un gruppo di giovani con la faccia da stadio, mi avvicino, gli faccio delle domande che non vengono accolte con grande entusiasmo. Andrete a votare, lo avete già fatto ? Mi guardano come fossi un marziano bagnato e mi espongono tutta la contrarietà che hanno nei confronti del sistema. No, a votare non ci vanno. Solo uno dice che lo farà e che vuole “votare italiano”. Gli chiedo di poterli fotografare anche se già immaginavo la risposta. Me la cavo senza danni perchè mi chiedono per quale squadra faccio il tifo e pare che la mia sia gemellata alla loro.

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Hashrey è albanese. A dirla tutta pensavo fosse emiliano, perché con grande abilità produce pasta a mano e tagliatelle sulla strada per invogliare i passanti ad entrare in trattoria.

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“Non posso votare, mi anticipa, ma una cosa la voglio dire. E’ tanti anni che sono qui e quando sono arrivato io gli albanesi erano un problema per voi. Oggi dalla mia terra non si parte più con i barconi. Voi italiani siete cambiati, io vedo molta cattiveria, mi fate paura e sono molto preoccupato.”

carlotta.jpgCarlotta ha 25 anni. “Votare è molto importante, un cittadino deve votare. Per me i partiti e le coalizioni che si presentano sono del tutto insufficienti; io li metto tutti sullo stesso piano. Infatti annullo la scheda, che non è come non andare  a votare: perché quando troveranno tutte quelle schede annullate dovranno chiedersi il perché e spiegare come mai uno si sente di andare a votare e poi ti scrive una protesta sulla scheda. Ci sono tre argomenti  più importanti degli altri. Legalità, come lotta alla mafia: Falcone e Borsellino sono stati traditi dallo stato. Un’economia che  funzioni, perché l’Italia è un paese di cervelli in fuga. Eliminare il vecchio che c’è in questo paese. Renzi non mi piace, perché non ha fatto seguire i fatti e innovazioni di rilievo alle promesse.

Saverio viene dalla Calabria. In passato votava a sinistra, come suo padre che è ancora in Calabria, comunista da sempre. Ora vota Cinque Stelle, e pure suo padre. “Sai, questa storia che sono inaffidabili non è vera. Io li conosco: sono spesso qui a mangiare, data la vicinanza del mio locale con il Parlamento. Non sono professionisti della politica ed è per questo che la gente li vota. E’ inutile che continuino a dire che sono degli inesperti: è proprio questo che li fa piacere alla gente, vuol dire che non assomigliano a quegli altri. Spero che vincano. Le mie priorità sono il lavoro, meno tasse e la tutela degli italiani, che siano trattati in modo paritario, non si privilegino gli stranieri appunto. Non voglio dire che queste persone non hanno diritti, ma adesso si sta esagerando.” Poi vuole eliminare le spese parassitarie, come le auto blu, e Di Maio gli piace.

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Ormai le urne si chiudono e la notte sarà lunga lunga per gli scrutatori che non sono certo aiutati da un sistema semplice. Mai come questa volta la legge elettorale appena varata si mostra lo specchio della classe politica che con tutta probabilità uscirà sconfitta da queste elezioni.

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paolocamillosacchi