Reportage, succede, tecnica

CROSS – Una esperienza performativa.

ensamble 2wsDa qualche anno si svolge sulle rive del Lago Maggiore un bel festival dell’arte performativa, ben organizzato da Antonella Cirigliano. Cross è una proposta culturale di grande qualità, oltre che una residenza d’artista che seleziona e produce nuovi progetti. Sono contento di essere coinvolto per la parte fotografica, mentre il mio amico Lucas McCall lo racconta con maestria attraverso l’immagine in movimento.

Che la cultura sia uno dei campi di investimento per creare economia è ormai acclarato, ma su un territorio come il nostro, che è terra di laghi e turismo, la cosa è davvero tangibile.

Dal punto di vista del fotografo raccontare l’arte performativa è interessante. Si tratta di comprendere le motivazioni e gli intenti delle opere per essere in grado di restituirne le atmosfere e i significati.

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Jacopo Jenna coreografo : Come as you are

Essere ritrattista mi aiuta molto in casi come questo. Credo infatti che l’abitudine e la dimestichezza nel racconto del sentire riducano di molto le difficoltà nell’entrare in sintonia con le scelte degli artisti.

Molto importanti sono alcuni fattori tecnici che qui vorrei condividere. Il primo punto è sicuramente la flessibilità nel decidere che attrezzatura usare e quale stile renda al meglio per accordarsi al progetto dei vari autori. Personalmente mi trovo molto bene con una doppia attrezzatura da ripresa che è composta dalla mia fedele camera Canon full frame, con ottiche luminose che coprono dal 24 al 200 mm.

Quest’anno l’ho affiancata ad una mirrorless (Fuji X-T20) leggera e performante. Questa si è rilevata insostituibile soprattutto in casi particolari, poiché i sensori di ultima generazione garantiscono qualità alle sensibilità più estreme. Inoltre, non producendo alcun rumore, non interferisce per nulla con l’atmosfera raccolta necessaria alla performance. E ancora,  aderendo come un guanto alla mia faccia, mi aiuta nella concentrazione e ben mi mimetizza.

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Art Project, del coreografo coreano Kim Bora, al Teatro Maggiore di Verbania – 1° Luglio 2018.
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Benoit Lachambre  coreografo e performer canadese

Le immagini vanno poi postprodotte e rese disponibili alla stampa e alla diffusione web entro poche ore, in modo che ne venga assicurata la distribuzione il più celermente possibile.

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My  place, della performer Silvia Gribaudi – Lungolago di Cannobio – 28 Giugno 2018
Silvia Gribaudi
Silvia Gribaudi sul lungolago di Cannobio si esibisce nella performance A corpo libero.
Fassone
Roberto Fassone, ospite fedele della rassegna Cross.
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Sergio Garau e Francesca Gironi, già vincitori del Cross Award 2017, ritornano con una nuova performance al Teatro Maggiore di Verbania.

Un capitolo molto appassionante sono i concerti e le performance nelle piazze. Adoro entrare nel vivo delle rapresentazioni live, a stretto contatto con un pubblico  in gran parte richiamato dai nomi dei perfomer, ma spesso casuale, di passaggio, coinvolto e attirato dalla musica, dalle luci e dall’atmosfera che si crea improvvisamente in una piazza del lago. Perciò, io mi divido tra i palco e il pubblico, fondamentale coprotagonista delle serate.

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Nina’s Drag Queens, apprezzatissime protagoniste di una serata a Pallanza.
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Il pubblico assiste allo show delle Nina’s Drug Queens
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Domodossola palcoscenico naturale per Mattatoio Sospeso, una tenera storia d’amore acrobatica con Les amants du ciel.
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Le Riciclette (Nina, Francesca, Giulia, Dany e Fedora)

 

 

 

 

 

Reportage, Ritratto, succede

PhotoWeek 2018

Gabriele wsQuest’anno partecipo al PhotoWeek esponendo con gli amici dell’associazione Image Factory.

Siamo ospiti di Artè, centro yoga e luogo di cultura molto radicato nel territorio milanese. Questa associazione è gestita dal mio caro amico Johnny Dell’Orto ed è stata fondata dalla sua deliziosa compagna Sabrina Grifeo, che ci ha lasciato alcuni anni fa, ma  i cui insegnamenti continuano ad essere fonte di ispirazione per l’attività del centro. In questa sede, dal 4 al 10 Giugno, dalle 18 alle 22, proporrò dei ritratti realizzati in questi ultimi quattro mesi.

Questi lavori sono parte di un racconto fotografico per i trent’anni della Cooperativa sociale Il Ponte, che opera a Invorio, il paese dove vivo da lungo tempo. La Cooperativa si occupa dell’inserimento nel mondo del lavoro di persone disagiate per varie ragioni,  e lo fa in un modo davvero innovativo. 1G0A2798 ws

Il loro progetto coinvolge diverse aziende industriali e artigianali della zona che hanno difficoltà a formare e inserire lavoratori con disabilità, fragilità o disagi sociali di vario tipo. Attraverso un’attenta e accogliente formazione, la Cooperativa avvicina queste persone al mondo del lavoro, utilizzando i macchinari allestiti dalle aziende all’interno della struttura della Cooperativa. il ponte1G0A2929xbnL’apprendimento delle lavorazioni avviene quindi in modo umano e graduale ma, al tempo stesso, concreto e dinamico. Si raggiungono così due importanti obiettivi: da un lato i lavoratori conquistano autostima nelle loro mansioni, dall’altro si ottengono livelli di produttività di tutto rispetto. DSCF2818 size

Come si può immaginare, questo reportage mi ha realmente appassionato. Dalle immagini realizzate è anche nato un piccolo libro che, penso, renda merito alle persone che dedicano il loro tempo e la loro intelligenza a questo progetto. Primo fra tutti, Mauro Fanchini, che della Cooperativa è il presidente e che continua il lavoro iniziato da suo padre Livio. DSCF2813 size

Ma torno alla fotografia e alle modalità con cui ho affrontato il racconto di un tema così delicato. I primi tempi mi sono serviti per ambientarmi, conoscere e farmi conoscere, per ragionare ed elaborare uno stile adatto al mio racconto. In questa prima fase è stata più utile la comunicazione verbale, rispetto alle apparecchiature da ripresa. Serve più porsi in ascolto, cercare di capire. Poi tutto è diventato più naturale e anch’io ho cominciato a far parte dell’ambiente: le persone che dovevano essere ritratte hanno iniziato a dimenticarsi della mia presenza, a viverla come la presenza, normale, di un amico.DSCF2853 size

Il lavoro all’interno della fabbrica si è quindi sviluppato in modo organico e armonioso. Le differenze atmosferiche e le diverse ore del giorno hanno creato effetti diversi,  le giornate si sono allungate, come anche le ombre dei gesti. DSCF2859 size 24x36

Nella seconda fase del progetto era previsto il ritratto in studio e con queste persone l’amicizia si è ulteriormente intensificata. Il linguaggio del ritratto posato è molto diverso, senza la mediazione del movimento in attività, senza l’ambiente circostante. Il racconto, le storie delle vite diventano protagoniste: guidano e suggeriscono le posture e gli spunti di ripresa.30x45 Ma30x45 lina30x45 gra30x45Keltoun30x45 zaza

 

 

 

 

Ritratto, succede

IRVING PENN. C/O Berlin

#irvingpenn 03Andate a Berlino! C’è lo zio Irving in tutto il suo splendore. Portatevi il fazzoletto grande per piangere calde lacrime e e per detergervi dall’emozione. La visita che state per fare alle 240 opere esposte al C/O non è solo una occasione, credo irripetibile, per ammirarle nel modo esatto in cui vorreste vederle, illuminazione giusta, dimensione perfetta, esposizione essenziale e logica: è molto di più. La mostra infatti ti costringe a ragionare sulla fotografia, sul senso delle cose, sull’importanza delle vite e dei saperi che concorrono ad esplorarne i sentieri per avvicinarsi, spavaldi, alla perfezione. Certamenente ti potrà succedere di pensare all’oggi, magari agli scarsi stimoli e ai pochi contenuti che i magazine ci offrono in questa fase storica, ma per questo c’è il fazzoletto, quello grande.#irvingpenn 05La bella mostra ci prende per mano e ci conduce attraverso le stanze dove possiamo condividere i percorsi e le verifiche del grande autore. La tecnica e la ricerca della perfezione si affianca al racconto delle scorie, degli scarti. E’ il racconto degli estremi delle sensazioni tattili.#irvingpenn 02 Lo ritroveremo in tutti i grandi momenti dell’artista. Ora sono sigarette, buttate e raccolte per diventare protagoniste di sublimi nature morte. Più avanti saranno fisionomie elegantissime e statuarie a confrontarsi con ambienti claustrofobici  e formalmente imperfetti, quasi ad addolcire, a umanizzare, a dubitare delle certezze. Il lavoro di Irving Penn ha influenzato tutta la nostra vita, ci ha guidato, ci ha dato stimoli e certezze.#irvingpenn 09 Questa sensazione è così nitida nella mia mente che nelle sue opere vedo il giovane Enzo Nocera con i suoi suoi personaggi di Brera. Vedo Giuseppe Pino, vedo Oliviero Toscani e tanti, tantissimi altri, fino ad arrivare alle stagioni rivoluzionarie della moda anni 90 di Donna e Mondo Uomo, vedo Giovanni Gastel e Fabrizio Ferri. Tutti a fare i conti con il suo linguaggio aderendo o distaccandosi, ma comunque sempre a dialogare con lui.#irvingpenn 06#irvingpenn 11

Ritratto, succede

Ritratto afghano

Malalai JoyaDomenica scorsa era il compleanno di mio padre e così abbiamo organizzato una festa di primavera da noi:  tutti i figli, un po’ di nipoti, altri parenti che non vedeva da un po’. Davvero una bella festa. Anche perché mio papà ha compiuto la bella età di 96 anni. Tra le altre cose era particolarmente orgoglioso di mostrare a tutti la sua notevole (in quantità e  in qualità) produzione di acquarelli, che ha iniziato a realizzare, lui che non aveva mai tenuto un pennello in mano, solo dall’anno scorso.

Bene, a un certo punto della festa, Rossella saluta tutti perché, dice, deve andare da una sua amica che abita non lontano da noi, per incontrare un’attivista afghana. Conoscendola, la cosa non mi ha stupito.

Nel tardo pomeriggio Rossella mi telefona: sei libero? possiamo fare un riitratto in studio?

Rispondo di sì, certo: lo studio è in ordine. Infatti avevo lavorato il giorno prima e tutto era ancora predisposto.

Rossella arriva dopo una mezz’ora, con Giulia, una ragazza di Verbania, e Malalai, una giovane donna afghana.

Saliamo subito in sala di posa e si comincia a chiacchierare, perché sempre quando ritraggo qualcuno, voglio conoscerlo, per cogliere la sua essenza, oltre che il suo aspetto fisico.

E così scopro chi è Malalai (altre cose me le dirà Rossella più tardi)
Malalai Joya è una delle più importanti attiviste dell’Afghanistan, che da molti anni lotta contro governo, talebani, signori della guerra, contingenti americani. Eletta all’assemblea nazionale nel 2003 come delegata della sua provincia quando aveva solo 25 anni, si è alzata, lei donna, facendo nomi e cognomi dei signori della guerra che, sosteneva, non avevano alcun diritto di restare in quella sede e avrebbero dovuto invece essere processati come criminali.

E’ stata espulsa, minacciata di morte, ha subito attentati, ora vive una vita semiclandestina. Non ha mai smesso la sua testimonianza contro la guerra e contro la sopraffazione degli uomini di potere (molto di questo potere deriva dall’enorme produzione di oppio del paese, unica attività in crescita).

Malalai sostiene che la scuola e l’educazione sono l’unica arma per lo sviluppo e la pace, così come continua a combattere per l’emancipazione delle donne.

Tutto questo in estrema sintesi. Comunque sono stato orgoglioso di fare il ritratto a questa donna coraggiosa. Tra l’altro, le foto con l’hiijab me le ha chieste per la sua prossima campagna elettorale, perché lei non ha intenzione di mollare. Mai.

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Ritratto, tecnica

LA STORIA DEL MAGO

mago+rosaria ws.jpgI computer erano stanze, chi le abitava era un mago. Quello che oggi bene o male può fare un ragazzino, trenta anni fa era possibile solo da parte di super tecnici sognatori che abitavano stanze/caverne con temperature controllate. E’ di quell’epoca questo reperto che vi propongo. Agenzia TIKI – Art Marco Donati – ph. Paolo Sacchi lastre 4×5 pollici Ektachrome – Post produzione al computer: Il Pellanda (secondo Marco Donati), i “Raddrizzabanane” (nomignolo con cui si usavano chiamare questi super eroi del primo Photoshop, secondo Rosaria D’Aietti).

Sfondo scenografico realizzato a mano dalla grande Carmen Carlotta.

Attori: Igino (al tempo postino di Rozzano e  fidanzato della Lia) e la bella Rosaria.

 

succede

RADIO DDR

ddrMio figlio Francesco studia a Berlino, alla dBs Music school. Qualche giorno fa siamo andati a trovarlo e abbiamo potuto conoscere la meraviglia e il fascino dell’edificio dove ha sede la scuola. Era la sede della Radio di stato della DDR. Ora è piena di giovani che studiano e praticano la musica in tutte le sue forme.

Francesco ci ha accolti in sala di registrazione dove Rossella ed io ci siamo cimentati nella recitazione di una favola che speriamo serva la sera per addormentare serenamente Jimi. Se volete addormentare i vostri bambini o voi stessi con la nostra favoletta, la trovate qui sotto.

Reportage, succede

Il mio Kerouac

DSCF2568x wsAlessandro Castiglioni, curatore e ricercatore, che da alcuni anni si occupa di ricerca per il museo Ma*Ga di Gallarate e mio figlio Tommaso, che è a capo della Segreteria cultura del Comune di Firenze, una sera si trovano a cena e parlano dell’importante mostra su Jack Kerouac – Painting a cui Alessandro Castiglioni ha molto lavorato per il Ma*Ga di Gallarate. “Jack Kerouac, ma certo! sono stato a casa sua.”. Tommi infatti mi seguiva volentieri durante i servizi fotografici e questo, in particolare, prometteva bene. Siamo andati a Lowell vicino a Boston. Era il 1996.gruppo

tommi e scoiattolo
Tommaso gioca con uno scoiattolo a Lowell. Solo ora realizzo che mi fidavo a tal punto di quel tredicenne da affidargli la mia amata Linhof 612.

Il reportage era uno di quelli innovativi come la rivista Gulliver in quegli anni proponeva spesso ai suoi lettori: Il giovane Kerouac, giornalista del Boston Globe e rivelazione letteraria con i suoi primi romanzi, ancora prima della sua consacrazione globale con On the road, vera e propria bibbia della beat generation. Con noi il giornalista Gianemilio Mazzoleni, ora condirettore di Style. Il tema erano i luoghi, gli amici, la casa di Kerouac. Accompagnati da John Sampas, cognato e amico fedele di Jack, abbiamo potuto visitare tutto questo. Sono rimasto molto colpito dai quadri e dai disegni così forti e lirici, che erano conservati nella casa di Kerouac. Ho chiesto e ottenuto il permesso di fotografarli insieme agli oggetti e ai taccuini dove erano trascritte le trame dei libri dello scrittore.

casa k Il mensile uscì qualche settimana dopo, ma le foto che documentavano questa sconosciuta seconda arte del grande Jack, sono rimaste nelle scatole di cartone dell’archivio dello studio a Sereia in questi 23 anni.

Alessandro si è così entusiasmato per questa storia che ha subito chiesto  di vedere il materiale, alcuni plasticoni di diapositive. Una settimana dopo ci siamo incontrati al Ma*Ga con la Presidente Sandrina Bandera e con la direttrice Emma Zanella.

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Immediatamente vengono scansite le immagini e si decide di presentare “il reperto” il 17 di marzo dedicandogli uno spazio di proiezione. Infatti con il contributo del mio caro amico Umberto Vecchi abbiamo impostato un semplice audiovisivo che fino al 22 del mese di Aprile è proiettato presso il Museo di Gallarate.

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18 marzo Ma*Ga di Gallarate