Abusivo!

Un giorno, molti anni fa, Giancarlo Reggiani mi chiede di andare a Parigi per fotografare la nuova Honda Civic per la sua nuoa avventura, la rivista ZeroCento. “Non preoccuparti, Paolo, non devi spendere nulla ti verranno a prendere all’aeroporto e penseranno a tutto loro. Pensa solo a fare delle foto ‘bestiali’, ecco i biglietti dell’aereo.”

Ceno da mio padre, la sera, e gli racconto della mia missione. “Sai, non devo pensare a nulla, non devo nemmeno procurarmi dei franchi francesi, pensano loro a tutto.” Per fortuna papà mi mette in tasca una tesserina del telefono che gli era rimasta dal suo ultimo viaggio a Parigi. “Prendila, non si sa mai tu debba chiamare qualcuno.” In effetti, in un mondo senza cellulari, una schedina del telefono può salvarti la vita.

Parto puntuale e la mattina arrivo a Parigi, ma aspetto invano che qualcuno mi venga a prendere. Dopo qualche ora di attesa sono davanti a un bivio: o tornare indietro con il primo volo o combattere per portare a casa il servizio. Già il servizio: quello che so è solo che devo fotografare una nuova auto della Honda, ma non ho idea né dell’ora, né del luogo dove sarei dovuto andare. Ad aggravare la situazione c’è pure il fatto che è domenica e le mie telefonate con la schedina di papà risuonano negli uffici deserti della Honda Italia e della Honda Paris.

Decido però che voglio lottare e riuscire nell’impresa. Il primo ostacolo è il treno che dall’areoporto ti porta in centro: lo prendo senza biglietto nascondendomi nella toilette per evitare il controllore. Il tragitto non finisce mai, in quel cesso poi il tempo si dilata. Arrivo a la Gare de Lyon, sano, salvo e clandestino, e con passo svelto guadagno l’uscita. Mi sento come un personaggio della mala nei film francesi: bello e furbo.

Devo passare la nottata: cammino per il centro, ma ogni hotel costa molto di più di quei pochi spiccioli che ho in tasca. Tutti, tranne l’ostello della gioventù che mi accetta in uno stanzone collettivo con un lettino in mezzo a tanti, ma pulito.

L’indomani di buon ora mi metto al telefono con la mia santa schedina e alle 8e30 precise mi risponde la segretaria della Honda Italia che si informa e mi da l’indirizzo della prova Civic: Castello di Chantilly, ore 12. Mi butto in metropolitana scavalcando le barriere insieme ad altri indisciplinati locali e senza problemi arrivo alla stazione dove salgo su un treno e, abusivamente come al solito, raggiungo Chantilly. Piove a dirotto e non invidio gli altri giornalisti che hanno lavorato bagnati fradici. Il mio ritardo sfiora le due ore, ormai. Chiedo informazioni per raggiungere il castello e un ragazzo gentile si offre di accompagnarmi. Arrivo al Castello che, come in un film, si illumina di un sole vivido ed invernale con nuvole basse, grigie di tempesta. Lo scenario ideale per fotografie splendide.

Mi accolgono con mille scuse dicendo che all’aeroporto cercavano Giancarlo Reggiani, ma, come scopro in seguito, lui è stato volutamente impreciso per non svelare troppo del suo stato di salute. Mi offrono la macchina e un driver, si scusano per il fatto che l’auto non è pulitissima, sai con il tempaccio che abbiamo avuto… Ringrazio e garantisco che è fin troppo pulita per la location che ho in mente. Si fidano, forse per via del complesso di colpa, e via di corsa con l’entusiasmo di chi sta facendo l’impresa.

Ci dirigiamo verso un deposito di tronchi di legno fumante per la pioggia che si asciugano rapidamente al sole emettendo nuvole di vapore. Il driver, un giovane simpatico, non vede l’ora di esibirsi in numeri che di solito gli sono vietati: gli chiedo di esagerare con le derapate e di puntare le pozzanghere, che sembrano laghi, a tutta velocità per produrre quanti più spruzzi d’acqua possibile. In pochi minuti faccio delle foto davvero spettacolari (forse ancora in qualche cassetto della rivista) e restituisco una Honda Civic in versione mimetica per via del fango in cui l’ho trascinata. Che avventura, non vedo l’ora di raccontarla al Reggiani.

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