Reportage, Ritratto, tecnica

Wedding portrait

Per un sacco di anni i fotografi ‘colti’ hanno rifiutato l’idea di cimentarsi con le foto di matrimonio. Potevi sentire frasi del tipo: “Figurarsi se mi metto a fare immagini melense, da incorniciare in un cuoricino di melassa dorata!”

Così, molti autori che avrebbero potuto raccontare la profondità del sentimento, l’estetica dell’emozione, il lato simbolico della cerimonia, si sono chiamati fuori. Nonostante ci fossero anche voci autorevoli fuori dal coro che capivano che la fotografia non può esimersi dal raccontare le emozioni e che ci hanno lasciato grandi esempi.

La mia esperienza in questo settore è cominciata quando alcuni colleghi specializzatissimi in questo genere di  reportage, come Gianni Ugolini e Luca Bianchi,   mi hanno chiesto di realizzare un set da ritratto all’interno del ricevimento. Un vero e proprio studio fotografico dove gli invitati potessero raccontarsi, incontrarsi, giocare con il ritrattista. Ben presto abbiamo capito che questi momenti diventavano, oltre ogni previsione, straordinari spazi di autorappresentazione e di divertimento.

Queste collaborazioni mi hanno portato a realizzare questo tipo di servizi in Italia e all’estero. Negli Stati Uniti abbiamo raccontato matrimoni importanti con l’umorismo e la semplicità di uno stile tutto italiano e un gusto sempre molto classico.

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Lavorare in coppia è fondamentale se si si vuole arricchire il reportage con la sessione ritratto. Ovviamente, quando si è soli il livello di concentrazione necessario per svolgere al meglio il reportage deve essere altissimo. Altrettanto impegno è richiesto alla figura del ritrattista.

Certo bisogna organizzare la giornata in accordo con gli sposi o con chi si occupa della regia della giornata. A me piace preparare il set il giorno prima, o comunque con un comodo anticipo. Più si organizzano le cose e più si è sicuri e rilassati al momento del massimo impegno. Non dimentichiamo però che la capacità d’improvvisazione è un ingrediente sempre indispensabile nella nostra professione.

Il materiale da studio necessario per un set da ritratto si compone di una illuminazione molto semplice in grado di assicurare versatilità e qualità. Quasi sempre, io scelgo tre monotorcia con soft box e griglia a nido d’ape. Ricordo di avere usato la stessa attrezzatura per realizzare una monumentale ed indimenticabile fotografia di gruppo sulle scalinate di un grand hotel sul lago di Como. Forse le persone presenti erano più di cento e per tutte volevo un dettaglio molto elevato. In questo caso il set non era un fondo, naturalmente, ma una parte della location.

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Il set da ritratto in una situazione animata ed eccitante come un matrimonio è di sicuro un momento molto intenso e la stanchezza a fine giornata è parecchia. La ricchezza del materiale e del racconto è però enorme. Certo vanno messe in conto parecchie ore di editing, ma sicuramente ne vale la pena.

Due annotazioni relative a un paio di effetti collaterali positivi mi sembrano doverose. La prima è la possibilità da parte degli sposi di regalare agli amici una stampa d’autore, magari su preziosa carta cotone. La seconda considerazione è che esce rafforzata la funzione del ritratto come importante e profondo strumento di storytelling, oltre alla valorizzazione del lavoro del fotografo come autore.

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Reportage, succede, tecnica

CROSS – Una esperienza performativa.

ensamble 2wsDa qualche anno si svolge sulle rive del Lago Maggiore un bel festival dell’arte performativa, ben organizzato da Antonella Cirigliano. Cross è una proposta culturale di grande qualità, oltre che una residenza d’artista che seleziona e produce nuovi progetti. Sono contento di essere coinvolto per la parte fotografica, mentre il mio amico Lucas McCall lo racconta con maestria attraverso l’immagine in movimento.

Che la cultura sia uno dei campi di investimento per creare economia è ormai acclarato, ma su un territorio come il nostro, che è terra di laghi e turismo, la cosa è davvero tangibile.

Dal punto di vista del fotografo raccontare l’arte performativa è interessante. Si tratta di comprendere le motivazioni e gli intenti delle opere per essere in grado di restituirne le atmosfere e i significati.

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Jacopo Jenna coreografo : Come as you are

Essere ritrattista mi aiuta molto in casi come questo. Credo infatti che l’abitudine e la dimestichezza nel racconto del sentire riducano di molto le difficoltà nell’entrare in sintonia con le scelte degli artisti.

Molto importanti sono alcuni fattori tecnici che qui vorrei condividere. Il primo punto è sicuramente la flessibilità nel decidere che attrezzatura usare e quale stile renda al meglio per accordarsi al progetto dei vari autori. Personalmente mi trovo molto bene con una doppia attrezzatura da ripresa che è composta dalla mia fedele camera Canon full frame, con ottiche luminose che coprono dal 24 al 200 mm.

Quest’anno l’ho affiancata ad una mirrorless (Fuji X-T20) leggera e performante. Questa si è rilevata insostituibile soprattutto in casi particolari, poiché i sensori di ultima generazione garantiscono qualità alle sensibilità più estreme. Inoltre, non producendo alcun rumore, non interferisce per nulla con l’atmosfera raccolta necessaria alla performance. E ancora,  aderendo come un guanto alla mia faccia, mi aiuta nella concentrazione e ben mi mimetizza.

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Art Project, del coreografo coreano Kim Bora, al Teatro Maggiore di Verbania – 1° Luglio 2018.
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Benoit Lachambre  coreografo e performer canadese

Le immagini vanno poi postprodotte e rese disponibili alla stampa e alla diffusione web entro poche ore, in modo che ne venga assicurata la distribuzione il più celermente possibile.

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My  place, della performer Silvia Gribaudi – Lungolago di Cannobio – 28 Giugno 2018
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Silvia Gribaudi sul lungolago di Cannobio si esibisce nella performance A corpo libero.
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Roberto Fassone, ospite fedele della rassegna Cross.
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Sergio Garau e Francesca Gironi, già vincitori del Cross Award 2017, ritornano con una nuova performance al Teatro Maggiore di Verbania.

Un capitolo molto appassionante sono i concerti e le performance nelle piazze. Adoro entrare nel vivo delle rapresentazioni live, a stretto contatto con un pubblico  in gran parte richiamato dai nomi dei perfomer, ma spesso casuale, di passaggio, coinvolto e attirato dalla musica, dalle luci e dall’atmosfera che si crea improvvisamente in una piazza del lago. Perciò, io mi divido tra i palco e il pubblico, fondamentale coprotagonista delle serate.

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Nina’s Drag Queens, apprezzatissime protagoniste di una serata a Pallanza.
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Il pubblico assiste allo show delle Nina’s Drug Queens
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Domodossola palcoscenico naturale per Mattatoio Sospeso, una tenera storia d’amore acrobatica con Les amants du ciel.
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Le Riciclette (Nina, Francesca, Giulia, Dany e Fedora)

 

 

 

 

 

Ritratto, tecnica

LA STORIA DEL MAGO

mago+rosaria ws.jpgI computer erano stanze, chi le abitava era un mago. Quello che oggi bene o male può fare un ragazzino, trenta anni fa era possibile solo da parte di super tecnici sognatori che abitavano stanze/caverne con temperature controllate. E’ di quell’epoca questo reperto che vi propongo. Agenzia TIKI – Art Marco Donati – ph. Paolo Sacchi lastre 4×5 pollici Ektachrome – Post produzione al computer: Il Pellanda (secondo Marco Donati), i “Raddrizzabanane” (nomignolo con cui si usavano chiamare questi super eroi del primo Photoshop, secondo Rosaria D’Aietti).

Sfondo scenografico realizzato a mano dalla grande Carmen Carlotta.

Attori: Igino (al tempo postino di Rozzano e  fidanzato della Lia) e la bella Rosaria.

 

Ritratto, tecnica

Cani e altri animali

Mi piace molto quando la persona che mi appresto a ritrarre arriva con il suo cane o con un altro animale. Certo, in questi casi si aggiunge qualche elemento di difficoltà, ma la sfida è stimolante. La posizione del cane è molto importante e, nella maggior parte dei casi, non si trova immediatamente. Il soggetto del ritratto è spesso preoccupatissimo per questo motivo e la tensione si vede. Il fotografo deve tendere a scaricare questa tensione assumendola su di sé.signora giappo con lupo002

Come in ogni ritratto, non c’è una regola e non c’è mai una sola soluzione. In generale però la fisionomia del cane ne dovrebbe descrivere la dignità, evitando atteggiamenti di sottomissione. Molto importante è cogliere la sinergia tra l’animale e l’umano, la gioia di stare insieme.

Mi è successo di incontrare cani che non sopportavano il lampo dei flash da studio. Ho capito che quel baglliore ricordava loro il terrore del temporale; la soluzione è stata cambiare illuminazione ed usare la luce continua.

Sicuramente ogni animale ha il suo modo di essere e la sua postura. Ci sono soggetti che trovano la loro miglior forma di rappresentazione nel mostrarsi statuari, altri che si descrivono meglio in atteggiamento affettuoso con il proprio padrone.

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La difficoltà di cui si accennava all’inizio è quella di riuscire a ritrarre nel migliore dei modi non solo i cani, ma anche i soggetti umani. In fondo, il segreto è sempre lo stesso, e cioè trasmettere calma e una sensazione di sicurezza, senza fretta e ansia di raggiungere la perfezione: quella prima o poi si troverà.

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Ritratto, tecnica

Luce Luxardo

Ritratto di Federica Magistrali in cui mi sono ispirato alla luce del grande fotografo Luxardo (1908 – 1969). Nel 1978 L’AFIP (Associazione Italiana Fotografi Professionisti), realizzò una grande mostra dal titolo Fotografia: Professione e Responsabiltà in cui si riscopriva e si divulgava l’opera di Elio Luxardo. Da allora spesso mi ispiro alle sue luci, così teatrali e ricche di pathos.

Federica magistrali colore

tecnica

Nero luminoso

Il miglior set che si possa avere in studio è delimitato da un muro che volta per volta si dipinge mantenendo così la sua elegante precisione. Nella maggior parte dei casi, personalmente, uso il fondo nero spesso inquadrando il muro nella sua parte angolare. Questa collocazione è sicuramente rassicurante per il soggetto del ritratto. Essere costretti tra due pareti è paradossalmente una situazione confortante. 01La verniciatura deve essere tenue e acquosa, l’orientamento delle rullate univoco, verticale. L’angolo viene passato prima con pennello morbido, subito seguito dal rullino che amalgama. Le imperfezioni del muro sono preziose e da ricercare, mentre lo stucco non è mai indicato, salvo che in presenza di lesioni. E’ meglio usare tempere all’acqua diluendole abbondantemente, diciamo il doppio di quanto prescritto. Diluire solo la vernice che si considera di usare, altrimenti il materiale cui è stata aggiunta acqua si deperisce in breve tempo.

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Nelle ore precedenti alla sessione di ritratto in studio, è necessario immaginarsi la scena, l’atmosfera e di conseguenza le luci. Io uso studiare la luce con dei vecchi manichini che da sempre fanno parte dello studio e a cui voglio un gran bene, anche per la pazienza che mi dimostrano tutte le volte; sono conciati da morire ma, bisogna capirli, hanno lavorato tantissimo e sono nati nel 1928.

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manichino bianco

Devo la loro presenza agli amici Stefano Bianchi e Prospero Rasulo che ai tempi, a Milano nell’inverno del 1985, dovettero abbandonare il loro grande capannone dove applicavano la loro arte per creare meravigliose scenografie. In quei giorni, dal 13 al 17 Gennaio, si scatenò su Milano una nevicata epocale che ebbe vari effetti collaterali positivi e negativi. Tra quelli positivi considero il fatto che i milanesi riscoprirono la loro immensa solidarietà elettiva, adoperandosi per risolvere i problemi enormi che le condizioni ambientali creavano specialmente ai più disagiati. Tra questi bravi samaritani c’ero anch’io che, con il mio furgone, mi divertivo a superare ogni difficoltà ed ero uno dei pochi che riusciva a circolare. Fu così che mi occupai del trasloco delle migliaia di cose che il capannone di Prospero e Stefano conteneva. Alla fine mi chiesero che cosa volevo in cambio del mio super lavoro ed io senza esitazione indicai i manichini.

Uno dei manichini è vestito di bianco per un paio di motivi: il primo è che è davvero consigliabile vedere come la luce agisce sul bianco in relazione alle altre gradazioni, il secondo è che il vestito è di gesso come le fasciature che ti fanno in ospedale e non viene più via. tommi di gesso007L’aveva creato Carmen Carlotta, mia grande amica e artista magnifica, che lo aveva confezionato per una foto che denunciava il troppo tempo passato dai bambini davanti alle tv e la scomparsa del gioco di movimento. Parliamo di più di venticinque fa. Il bimbo che indossava quel vestito di gesso era il mio Tommi che avrà avuto dieci anni.

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Ma torniamo alla tecnica. Il sistema zonale ci ha insegnato a calibrare le luci e l’esposizione per riprodurre nel modo più esteso la gamma tonale. Chiari e scuri devono essere leggibili. In mezzo, uno sconfinato universo di sfumature di grigi o di colori. La scelta della pellicola era fondamentale per aumentare i contrasti o leggere in modo esteso i grigi. All’editing era affidato ben poco per ritagliarsi uno spazio: potevi fare una maschera di contrasto oppure stampare in camera oscura, modulando la luce tra le dita.

Oggi è importante completare queste nozioni con l’editing trattando i colori a uno a uno restituendo loro le condizioni migliori di esposizione e di temperatura colore. Mixare il tutto e il piatto è pronto. Dicevamo di preparare prima le soluzioni. Questo va fatto per un motivo molto importante: non togliere la concentrazione nel momento del ritratto. Per oggi mi fermo qui, ma vi rimando a un prossimo articolo che partirà proprio da qui, dall’intensità emotiva che richiede il ritratto.