Ritratto, succede

IRVING PENN. C/O Berlin

#irvingpenn 03Andate a Berlino! C’è lo zio Irving in tutto il suo splendore. Portatevi il fazzoletto grande per piangere calde lacrime e e per detergervi dall’emozione. La visita che state per fare alle 240 opere esposte al C/O non è solo una occasione, credo irripetibile, per ammirarle nel modo esatto in cui vorreste vederle, illuminazione giusta, dimensione perfetta, esposizione essenziale e logica: è molto di più. La mostra infatti ti costringe a ragionare sulla fotografia, sul senso delle cose, sull’importanza delle vite e dei saperi che concorrono ad esplorarne i sentieri per avvicinarsi, spavaldi, alla perfezione. Certamenente ti potrà succedere di pensare all’oggi, magari agli scarsi stimoli e ai pochi contenuti che i magazine ci offrono in questa fase storica, ma per questo c’è il fazzoletto, quello grande.#irvingpenn 05La bella mostra ci prende per mano e ci conduce attraverso le stanze dove possiamo condividere i percorsi e le verifiche del grande autore. La tecnica e la ricerca della perfezione si affianca al racconto delle scorie, degli scarti. E’ il racconto degli estremi delle sensazioni tattili.#irvingpenn 02 Lo ritroveremo in tutti i grandi momenti dell’artista. Ora sono sigarette, buttate e raccolte per diventare protagoniste di sublimi nature morte. Più avanti saranno fisionomie elegantissime e statuarie a confrontarsi con ambienti claustrofobici  e formalmente imperfetti, quasi ad addolcire, a umanizzare, a dubitare delle certezze. Il lavoro di Irving Penn ha influenzato tutta la nostra vita, ci ha guidato, ci ha dato stimoli e certezze.#irvingpenn 09 Questa sensazione è così nitida nella mia mente che nelle sue opere vedo il giovane Enzo Nocera con i suoi suoi personaggi di Brera. Vedo Giuseppe Pino, vedo Oliviero Toscani e tanti, tantissimi altri, fino ad arrivare alle stagioni rivoluzionarie della moda anni 90 di Donna e Mondo Uomo, vedo Giovanni Gastel e Fabrizio Ferri. Tutti a fare i conti con il suo linguaggio aderendo o distaccandosi, ma comunque sempre a dialogare con lui.#irvingpenn 06#irvingpenn 11

Ritratto, succede

Ritratto afghano

Malalai JoyaDomenica scorsa era il compleanno di mio padre e così abbiamo organizzato una festa di primavera da noi:  tutti i figli, un po’ di nipoti, altri parenti che non vedeva da un po’. Davvero una bella festa. Anche perché mio papà ha compiuto la bella età di 96 anni. Tra le altre cose era particolarmente orgoglioso di mostrare a tutti la sua notevole (in quantità e  in qualità) produzione di acquarelli, che ha iniziato a realizzare, lui che non aveva mai tenuto un pennello in mano, solo dall’anno scorso.

Bene, a un certo punto della festa, Rossella saluta tutti perché, dice, deve andare da una sua amica che abita non lontano da noi, per incontrare un’attivista afghana. Conoscendola, la cosa non mi ha stupito.

Nel tardo pomeriggio Rossella mi telefona: sei libero? possiamo fare un riitratto in studio?

Rispondo di sì, certo: lo studio è in ordine. Infatti avevo lavorato il giorno prima e tutto era ancora predisposto.

Rossella arriva dopo una mezz’ora, con Giulia, una ragazza di Verbania, e Malalai, una giovane donna afghana.

Saliamo subito in sala di posa e si comincia a chiacchierare, perché sempre quando ritraggo qualcuno, voglio conoscerlo, per cogliere la sua essenza, oltre che il suo aspetto fisico.

E così scopro chi è Malalai (altre cose me le dirà Rossella più tardi)
Malalai Joya è una delle più importanti attiviste dell’Afghanistan, che da molti anni lotta contro governo, talebani, signori della guerra, contingenti americani. Eletta all’assemblea nazionale nel 2003 come delegata della sua provincia quando aveva solo 25 anni, si è alzata, lei donna, facendo nomi e cognomi dei signori della guerra che, sosteneva, non avevano alcun diritto di restare in quella sede e avrebbero dovuto invece essere processati come criminali.

E’ stata espulsa, minacciata di morte, ha subito attentati, ora vive una vita semiclandestina. Non ha mai smesso la sua testimonianza contro la guerra e contro la sopraffazione degli uomini di potere (molto di questo potere deriva dall’enorme produzione di oppio del paese, unica attività in crescita).

Malalai sostiene che la scuola e l’educazione sono l’unica arma per lo sviluppo e la pace, così come continua a combattere per l’emancipazione delle donne.

Tutto questo in estrema sintesi. Comunque sono stato orgoglioso di fare il ritratto a questa donna coraggiosa. Tra l’altro, le foto con l’hiijab me le ha chieste per la sua prossima campagna elettorale, perché lei non ha intenzione di mollare. Mai.

Malalai Joya ws

 

succede

RADIO DDR

ddrMio figlio Francesco studia a Berlino, alla dBs Music school. Qualche giorno fa siamo andati a trovarlo e abbiamo potuto conoscere la meraviglia e il fascino dell’edificio dove ha sede la scuola. Era la sede della Radio di stato della DDR. Ora è piena di giovani che studiano e praticano la musica in tutte le sue forme.

Francesco ci ha accolti in sala di registrazione dove Rossella ed io ci siamo cimentati nella recitazione di una favola che speriamo serva la sera per addormentare serenamente Jimi. Se volete addormentare i vostri bambini o voi stessi con la nostra favoletta, la trovate qui sotto.

Reportage, succede

Il mio Kerouac

DSCF2568x wsAlessandro Castiglioni, curatore e ricercatore, che da alcuni anni si occupa di ricerca per il museo Ma*Ga di Gallarate e mio figlio Tommaso, che è a capo della Segreteria cultura del Comune di Firenze, una sera si trovano a cena e parlano dell’importante mostra su Jack Kerouac – Painting a cui Alessandro Castiglioni ha molto lavorato per il Ma*Ga di Gallarate. “Jack Kerouac, ma certo! sono stato a casa sua.”. Tommi infatti mi seguiva volentieri durante i servizi fotografici e questo, in particolare, prometteva bene. Siamo andati a Lowell vicino a Boston. Era il 1996.gruppo

tommi e scoiattolo
Tommaso gioca con uno scoiattolo a Lowell. Solo ora realizzo che mi fidavo a tal punto di quel tredicenne da affidargli la mia amata Linhof 612.

Il reportage era uno di quelli innovativi come la rivista Gulliver in quegli anni proponeva spesso ai suoi lettori: Il giovane Kerouac, giornalista del Boston Globe e rivelazione letteraria con i suoi primi romanzi, ancora prima della sua consacrazione globale con On the road, vera e propria bibbia della beat generation. Con noi il giornalista Gianemilio Mazzoleni, ora condirettore di Style. Il tema erano i luoghi, gli amici, la casa di Kerouac. Accompagnati da John Sampas, cognato e amico fedele di Jack, abbiamo potuto visitare tutto questo. Sono rimasto molto colpito dai quadri e dai disegni così forti e lirici, che erano conservati nella casa di Kerouac. Ho chiesto e ottenuto il permesso di fotografarli insieme agli oggetti e ai taccuini dove erano trascritte le trame dei libri dello scrittore.

casa k Il mensile uscì qualche settimana dopo, ma le foto che documentavano questa sconosciuta seconda arte del grande Jack, sono rimaste nelle scatole di cartone dell’archivio dello studio a Sereia in questi 23 anni.

Alessandro si è così entusiasmato per questa storia che ha subito chiesto  di vedere il materiale, alcuni plasticoni di diapositive. Una settimana dopo ci siamo incontrati al Ma*Ga con la Presidente Sandrina Bandera e con la direttrice Emma Zanella.

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Immediatamente vengono scansite le immagini e si decide di presentare “il reperto” il 17 di marzo dedicandogli uno spazio di proiezione. Infatti con il contributo del mio caro amico Umberto Vecchi abbiamo impostato un semplice audiovisivo che fino al 22 del mese di Aprile è proiettato presso il Museo di Gallarate.

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18 marzo Ma*Ga di Gallarate

 

succede

James Nachtwey a Palazzo Reale Milano

Invitiamo a visitare la mostra di James Nachtwey introducendola con le patole scelte da Wim Wenders per descriverne l’opera.

entrata

Chi sono gli altri, in rappresentanza dei quali James Nachtwey va in guerra ? Sono solo quelli raffigurati nelle immagini: gli affamati, i moribondi, i morti, i carnefici, i malati, i sofferenti, i terrorizzati o non siamo forse anche noi, quelli che guardano ? Se lui si fa testimone, partecipe, non richiama anche noi alla condizione di testimoni ?  Se così è allora James Nachtwey fa delle persone fotografate e di noi una comunità, cui non possiamo sottrarci tanto facilmente. Siamo quindi UNA umanità. La parola “com-passione” appare perciò sotto la sua luce originaria. Non più soltanto un “sorriso compassionevole” dall’alto in basso, ma un essere “co-involti, insieme nel mezzo della sofferenza”. Nachtwey riesce a vedere per conto di entrambe le parti di questa umanità, le vittime e gli spettatori, perchè non lavora soltanto CONTRO la guerra, contro l’arbitrio, l’ingiustizia, la disparità, ma sopratutto PER le persone che incontra nella guerra e nella sofferenza, e PER noi. Quest’uomo è un AMICO degli esseri umani, e pertanto un NEMICO della guerra. E si spinge così vicino alla guerra, lo fa al nostro posto, per costringerci a guardare, e quasi offrendosi alle vittime come un testimone oculare, che cerca di deporre in loro favore e di smentire così la guerra e la sua propaganda.

Wim Wenders

 

Ritratto, succede

Claudio Fasoli, musicista dell’anno per Musica Jazz

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Claudi Fasoli è stato premiato dalla rivista Musica Jazz come miglior musicista dell’anno.

Ero un ragazzino, forse diciassettenne, e ricordo benissimo una telefonata in cui il giovane Claudio Fasoli comunicava a mio padre le sue dimissioni dall’industria farmaceutica per cui entrambi lavoravano, per dedicarsi completamente alla musica. Da quel momento per me Claudio è un mito quasi come il Che.

succede

Immagine allo specchio

David Aschkenas è un fotografo di Pittsburgh mio amico. Ci ha presentati un altro grande fotografo da cui ho imparato moltissimo, Dennis Marsico, una decina di anni fa proprio a Pittsburgh.

David sta realizzando una ricerca molto sentita e profonda sui luoghi di culto ebraici in Europa, l’ho incontrato quando lavorò per questa ricerca a Venezia. Qualche tempo fa sono andato a Firenze per passare qualche tempo con lui e sua moglie Becky, e con mio figlio Tommaso, che da anni è capo segreteria culturale della città. Consiglio a tutti di visitare il  sito di David.

In una pausa del suo lavoro abbiamo passeggiato per il centro e David ha scattato una fotografia mentre riprendevo una scena nel piazzale di Palazzo Pitti. E’ una immagine molto bella e dinamica che si può trovare vistando il suo sito. Mi diverte pubblicare questa immagine accompagnandola con la foto che, contemporaneamente, stavo realizzando io.

paolo by david_DSC4846ragazza che dorme - pitti ws