Reportage, Ritratto

HOORA, tante isole a Tehran

DSCF0433H.R

L’abbiamo incontrata in casa sua a Tehran, dove ci ha offerto un tè e deliziosi biscotti.  Dall’incontro è nata questa intervista, in cui Hoora si è raccontata a ruota libera.

Ho trentaquattro anni e insegno inglese, anche se sono laureata in ingegneria, come desideravano i miei genitori. Ho capito però presto di avere una forte vocazione artistica e, grazie a mia sorella, ho cominciato a dipingere e a suonare il piano.

Mi sono sposata, ma non ha funzionato e sono andata in India, dove ho vissuto dipingendo. Tornata a Tehran ho capito che la pittura ha una dimensione troppo individuale e che la mia vera vocazione è all’interno di un lavoro di équipe, traendo ispirazione dal confronto con gli altri. Da un paio d’anni, perciò, ho iniziato a lavorare in un collettivo teatrale.

In questo momento la mia generazione sta vivendo una fase di depressione, soprattutto per la grave situazione economica che il Paese sta vivendo e che toglie ai giovani le prospettive per un futuro.

Ma forse proprio nelle donne ci sono gli anticorpi contro questa depressione. Le donne sanno che vogliono crescere e possono farlo perché sono flessibili.  Le donne sono come la primavera, pronte a sbocciare come i fiori. Sanno anche che è importante mantenere questa spinta parallela tra la crescita individuale e una crescita di gruppo.

DSCF0420H.R

Sappiamo che anche in Europa l’atmosfera non è molto più allegra: in Italia, per esempio, molti ragazzi se ne vanno all’estero sfuggendo alla mancanza di lavoro e a una società che non riesce a cambiare. Ma in Iran ci sono maggiori limitazioni e non possiamo spostarci liberamente per vivere gli aspetti positivi di questa globalizzazione.  Per andare all’estero, per studiare, lavorare o anche solo per turismo, sono necessari notevoli mezzi economici e quindi solo pochissimi possono farlo.

Ma nonostante questa difficile situazione la gente riesce comunque a formare delle realtà sociali in cui esprimersi, delle isole in cui si creano dei circoli virtuosi, anche se poi la comunicazione tra questi microcosmi non è sempre facile.

Il lavoro è per me una di queste isole:  all’interno della compagnia affrontiamo tutte le scelte e le decisioni in modo unitario, solidale. L’ultimo progetto cui ho partecipato è stato un lavoro selezionato per il Festival teatrale dell’Università, tratto dal Giardino dei Ciliegi di Cechov. La cultura russa è in realtà molto vicina a quella persiana e quindi si presta molto alla metafora: parlare di quella situazione e di quel tempo fa pensare immediatamente a questa situazione e a questo tempo.

Un’altra isola può essere quella della famiglia, ma nel mio caso molti elementi hanno creato rotture. Per esempio, mio padre è legato a valori etici molto rigidi, non ha accettato la mia separazione. Mia madre, nonostante la sua grande religiosità, mi ha invece supportato, poiché sono riuscita a farle comprendere il mio percorso, anche se ho resistito alla richiesta di tornare a casa una volta rimasta da sola.

Inoltre, mia sorella è morta in America di una rara malattia a soli 25 anni, purtroppo. Questo ha contribuito a disgregare la famiglia. Ora cerchiamo di comunicare con le nostre lingue differenti, in uno sforzo continuo per tenere unito il filo della comunicazione. Forse adesso, lentamente, ci stiamo comprendendo un po’ di più, via via che andiamo avanti con l’età.

Comunque la situazione economica è ciò che spaventa di più la mia generazione: ti svegli una mattina e i prezzi sono raddoppiati, come puoi cavartela da solo? Pensi: cosa studio per fare, per cosa lavoro?

Bisogna però fare un’ultima riflessione per capire come vanno realmente le cose. Oggi stanno aumentando la solidarietà e l’aiuto reciproco tra le persone. Molte sono le associazioni di volontariato che si danno da fare per migliorare le condizioni  di chi è più bisognoso. E questo è un vero antidoto per le nostre paure e le nostre preoccupazioni.

 

DSCF0429x wsE’ stato un vero piacere conversare con Hoora, intelligente, empatica. Nel raccontare fa emergere una decisa nota di tristezza, ma priva di disperazione. Salutiamo questa ragazza vitale, creativa, la sentiamo vicina, con problematiche che comprendiamo bene, come fosse un’amica dei nostri figli.

Prima di lasciarla, ripromettendoci di sentirci presto, un ultimo ritratto con alcune delle sue opere, nella foto di apertura.

Paolo Camillo Sacchi e Rossella Kohler

 

Qui un altro post del blog su un viaggio in Iran.

Qui invece un post, sempre sull’Iran, sul blog Fantastic Nonna.

Reportage

BACK to IRAN

DSCF1321x

(English version at the end)

Fra pochi giorni Rossella ed io torneremo in Iran e sarà la seconda volta che visitiamo questo meraviglioso paese. Questo mi dà lo spunto per pubblicare alcune foto del primo viaggio del settembre 2017.

DSCF0842x copiaOrmai lo sappiamo tutti che è un paese estremamente ospitale, colto e davvero gradevole da visitare. Tutto questo è così piacevole da scoprire, che il nostro primo viaggio è risultato davvero influenzato da questa sensazione. Ora avremo tempo e modo per poter raccontare con più profondità la vita nel paese. Saremo aiutati in questo da alcune persone che saranno preziosi interlocutori per capire e per conoscere maggiormente i problemi e le contraddizioni del paese, così come i lati inaspettati e poco conosciuti della società iraniana.

DSCF0577x

Certo la situazione internazionale non è migliorata, anzi. Le tensioni nella regione sono sempre più alte e l’attuale amministrazione americana si è distinta per l’aggressività dimostrata nei confronti del governo iraniano. Le sanzioni imposte dagli Stati Uniti, nonostante la palese contrarietà dell’Europa, danneggiano gravemente l’economia del paese. Gli effetti sono evidenti e la popolazione ne paga drammaticamente le conseguenze. Tutto questo non può influenzare positivamente la necessaria modernizzazione e il processo riformista di cui il paese ha bisogno.

DSCF1202x

DSCF0736xDSCF1638x copiaOra finalmente il viaggio è imminente: alcuni giorni a Tehran per poter svolgere i servizi che mi sono prefissato e poi giù verso sud in direzione Hormuz per visitare le isole del Golfo Persico.

DSCF0678xDel prossimo viaggio permettetemi di non dire di più: parliamo piuttosto della mia borsa fotografica. Da sempre infatti ritengo e sostengo che “fare la borsa” sia una degli elementi fondamentali per la buona riuscita del reportage che ci si appresta a realizzare. Oggi sono aiutato dall’esperienza del viaggio precedente. Confermo la scelta della mia “fujina” con tre splendide ottiche fisse e ultraluminose. Il tutto mi dà molte possibilità compositive e non mi distrugge la spalla. In più, il sofisticato look classico e quasi vintage della mia mirrorless non spaventa i miei soggetti come invece farebbe una normale SRL. Non tralasciate questo dettaglio, perchè risulta sempre fondamentale e molto prezioso per mettere a loro agio le persone.

DSCF0719xDSCF0939x copia

DSCF1701x copiaDSCF1700x copiaMi accorgo di aver impaginato in questa occasione una quantità di immagini che ritraggono le donne. No, non è un errore. Le donne sono sicuramente la parte più innovativa e avanzata di questo paese. La loro forza appare in modo molto evidente. Sono aperte, curiose e spesso spavalde nel rivestire un ruolo che risulterà essenziale nel progresso di questo paese. Vedendoci nelle loro città, nei loro villaggi, spesso invitano i figli ad avvicinarci per scambiare qualche parola in inglese perchè ogni occasione è importante per comunicare tra le genti.

DSCF1570x bn wsws

 

 

English version:

In a few days Rossella and I will return to Iran, the second time 
we visit this wonderful country. 
This plan gives me the opportunity to publish some photos of the 
first trip in September 2017.
Now we all know that this country is extremely hospitable, 
cultured and really enjoyable to visit and all this is so 
pleasant to discover, that our first trip was really 
influenced by this feeling. Now we will have time and way 
to be able to tell more about life in the country. We will 
be helped in this by some people who will be precious 
interlocutors to understand the problems and contradictions 
of the country, as well as the unexpected sides of Iranian 
society.
Of course, the international situation has not improved, 
indeed. 
Tensions in the region are getting higher and higher and 
the current 
US administration has stood out for its aggression towards 
the Iranian government. The sanctions imposed by the 
United States,despite the obvious contrariness of Europe, 
seriously damage the economy of the country. The effects 
are obvious and the population dramatically pays the 
consequences. All of this can't positively influence the 
necessary modernization and reformist process that the 
country needs.
Now finally the journey is imminent: a few days in Tehran 
to be able to carry out the services I have set and then 
down south towards Hormuz to visit the islands of the 
Persian Gulf.
On the next trip let me say no more: let's talk about my 
camera bag. 
In fact, I actually believe that "preparing the bag" 
is one of the fundamental elements for the success of the 
reportage that we are about to make. Today I am helped 
by the experience of theprevious trip. I confirm the choice 
of my "fujina" with three splendid fixed and ultra-bright 
optics. All this gives me many compositional possibilities 
and doesn't destroy my shoulder. 
In addition, the sophisticated classic and almost vintage 
look of my mirrorless doesn't scare my subjects as it would 
do a normal SRL.
Do not forget this detail, because it is very 
valuable to get people on a confort zone.
I realize that I have put on this occasion a number of 
portraits of women. No, it isn't a mistake. Women are 
definitely the most innovative and advanced part of 
this country. Their strength appears very clearly. 
They are open, curious and often brave in playing a 
role that will be essential in the progress of this 
country. 
In their cities, their villages, they often invite 
their children to approach us to exchange a few words 
in English because every occasion is important to 
communicate among the peoples.
 
 
 

 

 

 

 

 

Reportage

24h Tel Aviv/Jerusalem

DSCF9448cws
Sono appena atterrato a Tel Aviv, ho superato senza problemi la barriera doganale, non senza qualche apprensione per via del mio timbro iraniano che per me testimonia soltanto la meraviglia di quel paese e la squisita gentilezza delle sue genti, ma che da queste parti pare alimentare sospetti.

Nessun problema, quindi solo un piccolo interrogatorio; ora sono fuori e già mi sento immerso nel grande vortice. Qui c’è modernità ed eccellenza tecnologica, ma anche il Medio Oriente che ti aspetti, brulicante e disordinato con grande vociare, dove vieni subito strattonato per salire su un taxi piuttosto che su un pullman.

Scelgo il treno che mi sembra più asettico e tranquillizzante per raggiungere l’albergo sul lungomare. Sulla strada ho modo di vedere quanto tutto conviva con il suo contrario; a seconda del luogo dove ti trovi puoi incontrare bellezza e sofisticata eleganza oppure miseria mista a una sorta di ruvidità verso il visitatore.

DSCF9399xwsTel Aviv è nota per essere la città del divertimento e della trasgressione, del design e della cultura. Il quartiere di piccoli edifici bianchi, che non a caso si chiama Neve, ha i contenuti di Tribeca nel corpo di Boston o di Barcellona. Dicono che in questa città le tensioni e le divisioni si percepiscano meno che nel resto del paese.

bsh

Scelgo di iniziare dalla vista al museo d’arte di Tel Aviv, anche perchè in Italia lavoro da molti anni con gli amici del museo, che mi hanno sempre raccontato di quanto sia imperdibile ed emozionante visitarlo. In effetti questo è un luogo straordinario. La bellezza dell’architettura e la precisione nell’esposizione ti cattura subito come l’unicità di ritrovare raccolte di enorme importanza donate da famiglie facoltose, che in questo modo omaggiano Israele e contribuiscono a elevarne la cultura. Nulla pDSCF9388xbnwsotrebbe essere migliorato: dalle luci che evidenziano i quadri senza rubarne la scena, al rapporto tra le grandi sale e il materiale esposto. Alle opere esposte in modo permanente si affiancano mostre ed eventi di grande importanza: oggi ho la fortuna di trovare una esposizione delle opere del maestro Hiroshi  Sugimoto,con bellissime grandi stampe ai sali d’argento di una qualità davvero sorprendente.

Gerusalemme dista un’ora di auto, van o treno da Tel Aviv.  Scelgo il pulmino perché oggi è un shabbat particolare all’interno della settimana dedicata ad Hanukkah; questi furgoncini si riempiono di una decina di persone e con 35 shekel (circa 8 euro) ti portano direttamente alla porta della città vecchia.

Gerusalemme rappresenta lo scorrere del tempo, le culture stratificate, le genti costrette e abituate a dividersi lo spazio e il tempo, tra luoghi di culto e diffidenze grandi come le sue pietre antiche e come queste pesanti e inamovibili. Le porte che conducono alla città vecchia sono presidiate da militari solitamente molto giovani e super armati. Da qui a croce si dipana un suk formato da quattro zone distinte: ebraica, cristiana, armena e musulmana. Centinaia di piccole botteghe offrono le cose più varie senza grandi divisioni merceologiche: il cibo, i gioielli, le magliette per i turisti, i mobili e i tappeti.

DSCF9522xws

La trattativa è sempre serrata e solitamente si conclude con l’acquisto, anche se a prezzi totalmente diversi dalla richiesta iniziale. Capisci subito che non è il caso di iniziare una negoziazione se non hai intenzione di concluderla, pena un’imprecazione finale che tu non capisci, ma che ha il suono della condanna. Qui si cammina per ore e ci si perde trovandosi in un punto dove giureresti di essere appena passato.

DSCF9525xws

Mi sono fermato a osservare il fiume di persone, a immaginare le loro vite. Famiglie intere cercano di non perdersi tenendosi per mano, bimbi con i boccoli che escono svolazzanti dal cerchio della kippah e genitori dall’aspetto tipico stile kibbutz si alternano a super ortodossi con complicati cappelli (gli shtreimel) in zibellino che, se piove, vengono avvolti nel cellophane perché non si bagnino. Ci sono turisti con ombrellino, che qui sembra quanto mai utile, per chiamare a raccolta la comitiva alzandolo più in alto possibile perché sia visibile; ogni tanto passano piccole pattuglie di militari con enormi e pesantissimi kalashnikov, mi sembrano giovanissimi.

Ora vengo incanalato in una lunga fila con metal detector finale: siamo al Muro del Pianto: il Muro Occidentale, il Muro del Lamento, nato dal dolore degli ebrei per la distruzione del Tempio.  Qui è vietatissimo fotografare. Esco da un’altra porta che sbuca nel settore arabo: qui vengo attratto dai rumori allegri di bambini di una scuola islamica.DSCF9501xwsMi colpisce immediatamente il contrasto tra la purezza di questi scolari e la drammaticità di uno dei simboli delle tensioni mondiali, a pochi metri l’uno dall’altro. Ancora più forte è lo stupore nell’ascoltare la gentilezza, che non è proprio usuale trovare in Israele, nelle parole di un insegnante che ci invita a visitare il vicino Ospizio Austriaco della Sacra Famiglia, dal cui tetto si puo godere di una vista unica sulla città vecchia.DSCF9504xws Vedo due ragazzi che si abbracciano con lo sfondo della città: sembrano un simbolo del bene sul male, dell’amore sull’odio. Noi fotografi spesso immaginiamo storie ancora prima di conoscerle. Così lei mi sembra trattenere lui che avrebbe dovuto partire militare. Poi si girano verso di me e mi chiedono di scattare loro una foto con lo smartphone. Scambiamo qualche parole e scopro che chi è militare in realtà è lei, e per tre anni per giunta, mentre lui studente di tecnologia se ne resta a casa. Mi piacciono, gli dico che non dobbiamo smettere di pensare a un mondo migliore; loro mi guardano con un sorriso languido, in cui leggo la comprensione per quello che sono stati i miti della mia generazione, ma anche lo scetticismo per qualsiasi miglioramento. Ci scriveremo, forse. Anche se, mi lasciano intendere, non capiremo mai fino in fondo la loro realtà.

DSCF9505xws

Ci salutiamo. Loro tornano ad abbracciarsi, io mi ributto fuori dal cancello sulla Via Dolorosa. Lungo il percorso sono indicate le 14 stazioni, o soste, fatte da Gesù carico della croce: le prime nove lungo la strada, le altre all’interno della chiesa del Santo Sepolcro, luogo sacro del Cristianesimo, dove Gesù fu crocefisso e sepolto. Qui si entra in una sorta di girone dantesco dove gruppi di fedeli si abbandonano a momenti di vero fanatismo, incanalati verso le cripte da una specie di servizio d’ordine di religiosi vestiti con un saio scuro e dai modi estremamente bruschi.

DSCF9571xws La gente canta inni sacri in latino e si accalca con candele accese in mano per essere ammessa ai luoghi del pellegrinaggio. Sta diventando scuro e la città vecchia si accende di innumerevoli lampadine dalle gradazioni diverse. Corroverso il pulmino che mi riporterà a Tel Aviv.

http://www.paolocamillosacchi.com  –  @ paolo@sacchi.biz

Questo slideshow richiede JavaScript.

 

Reportage, succede

Innersounds

DSCF8995xwsClaudio Fasoli è un amico di famiglia (ho ereditato la sua amicizia da mio padre Dado, vitale novantaseienne) e uno dei più raffinati jazzisti italiani. Negli anni Settanta faceva parte del gruppo del Perigeo che, insieme agli Area, aveva creato il fenomeno del jazz-rock italiano. Fasoli ha collaborato tra gli altri con Lee Konitz, Mick Goodrick, Manfred Schoof, Kenny Wheeler, Mario Brunello e Giorgio Gaslini.

Ne avevo già parlato qui, in occasione di un ritratto che gli avevo fatto per un suo lavoro.

Oggi abbiamo assistito al cinema Anteo a un delizioso piccolo film che parla di lui e del suo processo creativo. Un documentario, rigidamente e jazzisticamente in bianco e nero, realizzato dal regista Angelo Poli e da un’ottima équipe di filmmaker.

DSCF9019xws
Claudio Fasoli e Angelo Poli

Il film è intitolato Innersounds, come il libro che Claudio aveva recentemente scritto e che rappresenta perfettamente la sua metodologia di composizione musicale. Dopo aver studiato, assorbito e incamerato note, suoni, vita, Claudio ricava da dentro di sé, e quindi elabora,  la sua musica.

Claudio è certamente un bravissimo sassofonista, ma oggi mi ha colpito la pulizia di questo film su di lui, ineccepibile per struttura, inquadrature e luci, con un biancoenero elegante e ricco. Un plauso ad Angelo Poli, regista di sovente scelto dalla pubblicità, ma direttore di documentari eleganti e sofisticati spesso dedicati allo sport e alla passione, anche per come è riuscito a far raccontare Claudio di sè, che è un grande musicista, ma non è certo un attore. Alcuni ricorderanno i tempi d’oro di MTV dove Angelo ha firmato lavori che ne hanno messo in evidenza lo stile e la competenza anche in ambito musicale.

Il film è rigoroso e libero, esattamente come la musica che Claudio compone alla ricerca di quella fantasia espressiva che lo guida e che così bene ci ha raccontato nel prezioso dibattito che ha seguito la proiezione, insieme al regista e a Luca Conti, direttore della rivista Musica Jazz che ha premiato Fasoli come miglior musicista dell’anno.

DSCF9025ws
Luca Conti, direttore di Musica Jazz, con Claudio Fasoli
Reportage

per[X]formance

Black Hole 1
«Black hole» di Shamel Pitts

Ottobre è mese di performance e di sintesi dell’esperienza di questa edizione delle residenze d’artista. Infatti i vincitori di CROSS Award 2018 mostrano i loro progetti, e quest’anno la sede scelta come luogo delle residenze e laboratorio creativo  sono stati gli spazi lasciati dalla pittrice Elide Ceretti alla comunità di Verbania e appena restaurati, a 11 anni dalla scomparsa dell’artista: in questo modo, secondo la sua volontà, il luogo continua a essere un complice incubatore d’arte.

Black Hole 4
«Black hole» di Shamel Pitts

Oltre 200 candidature da 12 Paesi – europei ma anche da Brasile, Egitto, India, Indonesia – hanno scaturito i tre progetti finalisti che sono «Black hole» di Shamel Pitts (danza, Usa), «D.a.k.i.n.i. Studio I» di AjaRiot (performance, Italia) e «Aspra» di Phoebe Zeitgest e The Verge of ruin (teatro più musica, Italia, quest’ultimo ospitato al Teatro Maggiore).

 cross

I tutor di questa edizione sono stati Raphael Bianco (EgriBiancoDanza), Margherita Palli (scenografa, della Naba, Nuova accademia belle arti di Milano), Italo Rota (architetto), Guido Tattoni (sound designer, Naba), Massimo Torrigiani (direttore creativo Triennale Teatro dell’arte) e Driant Zeneli (artista visivo), ai quali si affianca la giuria locale formata da appassionati e amanti della cultura scelti sul territorio.

Dopo questa doverosa premessa, che ci aiuta a contestualizzare l’esperienza, vorrei proporre un paio di riflessioni, le solite cose che mi girano nella testa quando lavoro.

Confesso che ho avuto da sempre qualche problema nel fotografare gli spettacoli teatrali e musicali: le luci non sono mai quelle che voglio io, la scena spesso non è essenziale e curata come vorrei, ti sembra di “documentare” più che di “interpretare”.

Questa volta, invece, tutto mi è sembrato  più facile e naturale e mi chiedo il perchè. Può darsi che la tecnologia aiuti e che oggi sia più facile immergersi nell’atmosfera e nel racconto della performance. La fotocamera che uso in questi casi, la Fuji st-20, è leggerissima, non produce alcun rumore allo scatto e l’ho dotata di tre ottiche super luminose. Il suo sensore si trova bene a lavorare con sensibilità che un tempo mi avrebbero fatto rabbrividire. Il suo formato Raw è mio complice nel compensare le luci in postproduzione.

Non è poco per lasciarsi andare al racconto. Forse, però, c’è qualcosa d’altro. La performance è per sua natura una storia davvero personale in cui le scelte e di rappresentazione e di regia attengono al racconto dell’artista in modo totale, senza mediazioni.

DSCF8237ws
D.A.K.I.N.I. Studio I

 

 

D.A.K.I.N.I..jpg
D.A.K.I.N.I. Studio I

Il fotografo è chiamato, nella migliore delle ipotesi, a capire più che a condividere. Questa posizione ti mette subito al riparo da malumori e dall’istinto di dissentire o di tirare la coperta dalla tua parte. Si tratta solo di vedere se sei in grado, oppure no, di raccontare, di trasmettere qualche cosa che era nella performance. Accettando tutte le sfide del caso. E’ un po’ come ascoltare prima di parlare, e poi dire la tua, se sei capace.

aspra
Aspra di Phoebe Zeitgest e The Verge of ruin
aspra 2
«Black hole» di Shamel Pitts
ASPRA3
Aspra di Phoebe Zeitgest e The Verge of ruin

La performance è una fonte di ispirazione e di stimolo per chiunque lavori in campi artistici e comunicativi. Ti colpisce, ti stordisce, e lascia spazio alla tua elaborazione, sempre. Non è mai una tesi prefabbricata, ma semmai è uno stimolo, una parentesi che si apre e che dovrai essere tu a chiudere.

Black Hole 3
«Black hole» di Shamel Pitts

 

Vi ho già parlato in altri post delle esperienze vissute insieme a Cross, anche dal punto di vista tecnico della ripresa fotografia.

Altre immagini e impressioni si trovano nel post che riguarda un’altra bella esperienza performativa e il suo racconto. Anche se in quell’occasione ero pieno di tristezza perchè al Parco Sempione di Milano mi avevano rubato la borsa con tutti i miei obiettivi…

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

Reportage, Ritratto, tecnica

Wedding portrait

Per un sacco di anni i fotografi ‘colti’ hanno rifiutato l’idea di cimentarsi con le foto di matrimonio. Potevi sentire frasi del tipo: “Figurarsi se mi metto a fare immagini melense, da incorniciare in un cuoricino di melassa dorata!”

Così, molti autori che avrebbero potuto raccontare la profondità del sentimento, l’estetica dell’emozione, il lato simbolico della cerimonia, si sono chiamati fuori. Nonostante ci fossero anche voci autorevoli fuori dal coro che capivano che la fotografia non può esimersi dal raccontare le emozioni e che ci hanno lasciato grandi esempi.

La mia esperienza in questo settore è cominciata quando alcuni colleghi specializzatissimi in questo genere di  reportage, come Gianni Ugolini e Luca Bianchi,   mi hanno chiesto di realizzare un set da ritratto all’interno del ricevimento. Un vero e proprio studio fotografico dove gli invitati potessero raccontarsi, incontrarsi, giocare con il ritrattista. Ben presto abbiamo capito che questi momenti diventavano, oltre ogni previsione, straordinari spazi di autorappresentazione e di divertimento.

Queste collaborazioni mi hanno portato a realizzare questo tipo di servizi in Italia e all’estero. Negli Stati Uniti abbiamo raccontato matrimoni importanti con l’umorismo e la semplicità di uno stile tutto italiano e un gusto sempre molto classico.

wedding portrait 1

Lavorare in coppia è fondamentale se si si vuole arricchire il reportage con la sessione ritratto. Ovviamente, quando si è soli il livello di concentrazione necessario per svolgere al meglio il reportage deve essere altissimo. Altrettanto impegno è richiesto alla figura del ritrattista.

Certo bisogna organizzare la giornata in accordo con gli sposi o con chi si occupa della regia della giornata. A me piace preparare il set il giorno prima, o comunque con un comodo anticipo. Più si organizzano le cose e più si è sicuri e rilassati al momento del massimo impegno. Non dimentichiamo però che la capacità d’improvvisazione è un ingrediente sempre indispensabile nella nostra professione.

Il materiale da studio necessario per un set da ritratto si compone di una illuminazione molto semplice in grado di assicurare versatilità e qualità. Quasi sempre, io scelgo tre monotorcia con soft box e griglia a nido d’ape. Ricordo di avere usato la stessa attrezzatura per realizzare una monumentale ed indimenticabile fotografia di gruppo sulle scalinate di un grand hotel sul lago di Como. Forse le persone presenti erano più di cento e per tutte volevo un dettaglio molto elevato. In questo caso il set non era un fondo, naturalmente, ma una parte della location.

f50207904 ws

Il set da ritratto in una situazione animata ed eccitante come un matrimonio è di sicuro un momento molto intenso e la stanchezza a fine giornata è parecchia. La ricchezza del materiale e del racconto è però enorme. Certo vanno messe in conto parecchie ore di editing, ma sicuramente ne vale la pena.

Due annotazioni relative a un paio di effetti collaterali positivi mi sembrano doverose. La prima è la possibilità da parte degli sposi di regalare agli amici una stampa d’autore, magari su preziosa carta cotone. La seconda considerazione è che esce rafforzata la funzione del ritratto come importante e profondo strumento di storytelling, oltre alla valorizzazione del lavoro del fotografo come autore.

4078

wedding portrait 3

wedding portrait 2

marco e sarah ws

 

 

 

 

 

Reportage, Ritratto

Il clero ti uccide con l’onda

ct ws

Avevo 20 anni quando ho realizzato queste immagini. Oggi le ho scansite e ve le propongo. Il breve reportage ritrae Carlo Torrighelli, meglio noto come il celebre C.T. con i suoi cani (Bella, Amore e Umanità), e i frequentatori dell’acqua marcia al Parco Sempione, davanti all’Arena.

ct109x ws

Era il 1974. Il clima era pesante, a Milano come nel resto della penisola. La lotta politica era molto radicalizzata e la violenza era diffusa. Lo stato appariva colluso con le trame eversive grazie ai suoi servizi segreti deviati e si accingeva a mettere in atto quella strategia della tensione che sarebbe servita a scongiurare la vittoria elettorale del Partito Comunista. Enrico Berlinguer attirava infatti le simpatie crescenti, troppe simpatie, di chi chiedeva onestà e giustizia sociale. In tutto questo C.T., con la sua umanità semplice, con i suoi amati cagnolini, predicava scenari surreali e fantascientifici: Il clero ti uccide con l’onda, popolo bue svegliati! E lo scriveva con ordinata calligrafia sui muri e sui marciapiedi della città.

ct106x ws

Qualche anno dopo, la vicenda di Radio Vaticana ci ha ricordato C.T. e le sue teorie. L’impianto mostruoso di antenne e ripetitori, messo in piedi a Santa Maria di Galeria e Cesano dall’emittente vaticana, è stata accusato di essere responsabile dell’aumento smisurato e preoccupante di gravi malattie ai danni degli abitanti delle zone coinvolte. Una perizia ha poi accertato che esiste una correlazione tra l’eposizione alle onde elettromagnetiche e l’aumento di leucemie e linfomi nei bambini fino a 14 anni che abitano a ridosso degli impianti di Cesano. In tanti hanno ripensato allora a quel filosofo del popolo, a quell’uomo semplice e spesso deriso. C.T.

ct097 ws

Chi ha voglia può ascoltare Vittorio Merlo che ci racconta CT in una sua canzone: