Reportage, Ritratto, tecnica

Wedding portrait

Per un sacco di anni i fotografi ‘colti’ hanno rifiutato l’idea di cimentarsi con le foto di matrimonio. Potevi sentire frasi del tipo: “Figurarsi se mi metto a fare immagini melense, da incorniciare in un cuoricino di melassa dorata!”

Così, molti autori che avrebbero potuto raccontare la profondità del sentimento, l’estetica dell’emozione, il lato simbolico della cerimonia, si sono chiamati fuori. Nonostante ci fossero anche voci autorevoli fuori dal coro che capivano che la fotografia non può esimersi dal raccontare le emozioni e che ci hanno lasciato grandi esempi.

La mia esperienza in questo settore è cominciata quando alcuni colleghi specializzatissimi in questo genere di  reportage, come Gianni Ugolini e Luca Bianchi,   mi hanno chiesto di realizzare un set da ritratto all’interno del ricevimento. Un vero e proprio studio fotografico dove gli invitati potessero raccontarsi, incontrarsi, giocare con il ritrattista. Ben presto abbiamo capito che questi momenti diventavano, oltre ogni previsione, straordinari spazi di autorappresentazione e di divertimento.

Queste collaborazioni mi hanno portato a realizzare questo tipo di servizi in Italia e all’estero. Negli Stati Uniti abbiamo raccontato matrimoni importanti con l’umorismo e la semplicità di uno stile tutto italiano e un gusto sempre molto classico.

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Lavorare in coppia è fondamentale se si si vuole arricchire il reportage con la sessione ritratto. Ovviamente, quando si è soli il livello di concentrazione necessario per svolgere al meglio il reportage deve essere altissimo. Altrettanto impegno è richiesto alla figura del ritrattista.

Certo bisogna organizzare la giornata in accordo con gli sposi o con chi si occupa della regia della giornata. A me piace preparare il set il giorno prima, o comunque con un comodo anticipo. Più si organizzano le cose e più si è sicuri e rilassati al momento del massimo impegno. Non dimentichiamo però che la capacità d’improvvisazione è un ingrediente sempre indispensabile nella nostra professione.

Il materiale da studio necessario per un set da ritratto si compone di una illuminazione molto semplice in grado di assicurare versatilità e qualità. Quasi sempre, io scelgo tre monotorcia con soft box e griglia a nido d’ape. Ricordo di avere usato la stessa attrezzatura per realizzare una monumentale ed indimenticabile fotografia di gruppo sulle scalinate di un grand hotel sul lago di Como. Forse le persone presenti erano più di cento e per tutte volevo un dettaglio molto elevato. In questo caso il set non era un fondo, naturalmente, ma una parte della location.

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Il set da ritratto in una situazione animata ed eccitante come un matrimonio è di sicuro un momento molto intenso e la stanchezza a fine giornata è parecchia. La ricchezza del materiale e del racconto è però enorme. Certo vanno messe in conto parecchie ore di editing, ma sicuramente ne vale la pena.

Due annotazioni relative a un paio di effetti collaterali positivi mi sembrano doverose. La prima è la possibilità da parte degli sposi di regalare agli amici una stampa d’autore, magari su preziosa carta cotone. La seconda considerazione è che esce rafforzata la funzione del ritratto come importante e profondo strumento di storytelling, oltre alla valorizzazione del lavoro del fotografo come autore.

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Reportage, Ritratto

Il clero ti uccide con l’onda

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Avevo 20 anni quando ho realizzato queste immagini. Oggi le ho scansite e ve le propongo. Il breve reportage ritrae Carlo Torrighelli, meglio noto come il celebre C.T. con i suoi cani (Bella, Amore e Umanità), e i frequentatori dell’acqua marcia al Parco Sempione, davanti all’Arena.

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Era il 1974. Il clima era pesante, a Milano come nel resto della penisola. La lotta politica era molto radicalizzata e la violenza era diffusa. Lo stato appariva colluso con le trame eversive grazie ai suoi servizi segreti deviati e si accingeva a mettere in atto quella strategia della tensione che sarebbe servita a scongiurare la vittoria elettorale del Partito Comunista. Enrico Berlinguer attirava infatti le simpatie crescenti, troppe simpatie, di chi chiedeva onestà e giustizia sociale. In tutto questo C.T., con la sua umanità semplice, con i suoi amati cagnolini, predicava scenari surreali e fantascientifici: Il clero ti uccide con l’onda, popolo bue svegliati! E lo scriveva con ordinata calligrafia sui muri e sui marciapiedi della città.

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Qualche anno dopo, la vicenda di Radio Vaticana ci ha ricordato C.T. e le sue teorie. L’impianto mostruoso di antenne e ripetitori, messo in piedi a Santa Maria di Galeria e Cesano dall’emittente vaticana, è stata accusato di essere responsabile dell’aumento smisurato e preoccupante di gravi malattie ai danni degli abitanti delle zone coinvolte. Una perizia ha poi accertato che esiste una correlazione tra l’eposizione alle onde elettromagnetiche e l’aumento di leucemie e linfomi nei bambini fino a 14 anni che abitano a ridosso degli impianti di Cesano. In tanti hanno ripensato allora a quel filosofo del popolo, a quell’uomo semplice e spesso deriso. C.T.

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Chi ha voglia può ascoltare Vittorio Merlo che ci racconta CT in una sua canzone:

Reportage, succede, tecnica

CROSS – Una esperienza performativa.

ensamble 2wsDa qualche anno si svolge sulle rive del Lago Maggiore un bel festival dell’arte performativa, ben organizzato da Antonella Cirigliano. Cross è una proposta culturale di grande qualità, oltre che una residenza d’artista che seleziona e produce nuovi progetti. Sono contento di essere coinvolto per la parte fotografica, mentre il mio amico Lucas McCall lo racconta con maestria attraverso l’immagine in movimento.

Che la cultura sia uno dei campi di investimento per creare economia è ormai acclarato, ma su un territorio come il nostro, che è terra di laghi e turismo, la cosa è davvero tangibile.

Dal punto di vista del fotografo raccontare l’arte performativa è interessante. Si tratta di comprendere le motivazioni e gli intenti delle opere per essere in grado di restituirne le atmosfere e i significati.

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Jacopo Jenna coreografo : Come as you are

Essere ritrattista mi aiuta molto in casi come questo. Credo infatti che l’abitudine e la dimestichezza nel racconto del sentire riducano di molto le difficoltà nell’entrare in sintonia con le scelte degli artisti.

Molto importanti sono alcuni fattori tecnici che qui vorrei condividere. Il primo punto è sicuramente la flessibilità nel decidere che attrezzatura usare e quale stile renda al meglio per accordarsi al progetto dei vari autori. Personalmente mi trovo molto bene con una doppia attrezzatura da ripresa che è composta dalla mia fedele camera Canon full frame, con ottiche luminose che coprono dal 24 al 200 mm.

Quest’anno l’ho affiancata ad una mirrorless (Fuji X-T20) leggera e performante. Questa si è rilevata insostituibile soprattutto in casi particolari, poiché i sensori di ultima generazione garantiscono qualità alle sensibilità più estreme. Inoltre, non producendo alcun rumore, non interferisce per nulla con l’atmosfera raccolta necessaria alla performance. E ancora,  aderendo come un guanto alla mia faccia, mi aiuta nella concentrazione e ben mi mimetizza.

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Art Project, del coreografo coreano Kim Bora, al Teatro Maggiore di Verbania – 1° Luglio 2018.
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Benoit Lachambre  coreografo e performer canadese

Le immagini vanno poi postprodotte e rese disponibili alla stampa e alla diffusione web entro poche ore, in modo che ne venga assicurata la distribuzione il più celermente possibile.

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My  place, della performer Silvia Gribaudi – Lungolago di Cannobio – 28 Giugno 2018
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Silvia Gribaudi sul lungolago di Cannobio si esibisce nella performance A corpo libero.
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Roberto Fassone, ospite fedele della rassegna Cross.
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Sergio Garau e Francesca Gironi, già vincitori del Cross Award 2017, ritornano con una nuova performance al Teatro Maggiore di Verbania.

Un capitolo molto appassionante sono i concerti e le performance nelle piazze. Adoro entrare nel vivo delle rapresentazioni live, a stretto contatto con un pubblico  in gran parte richiamato dai nomi dei perfomer, ma spesso casuale, di passaggio, coinvolto e attirato dalla musica, dalle luci e dall’atmosfera che si crea improvvisamente in una piazza del lago. Perciò, io mi divido tra i palco e il pubblico, fondamentale coprotagonista delle serate.

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Nina’s Drag Queens, apprezzatissime protagoniste di una serata a Pallanza.
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Il pubblico assiste allo show delle Nina’s Drug Queens
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Domodossola palcoscenico naturale per Mattatoio Sospeso, una tenera storia d’amore acrobatica con Les amants du ciel.
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Le Riciclette (Nina, Francesca, Giulia, Dany e Fedora)

 

 

 

 

 

Reportage, Ritratto, succede

PhotoWeek 2018

Gabriele wsQuest’anno partecipo al PhotoWeek esponendo con gli amici dell’associazione Image Factory.

Siamo ospiti di Artè, centro yoga e luogo di cultura molto radicato nel territorio milanese. Questa associazione è gestita dal mio caro amico Johnny Dell’Orto ed è stata fondata dalla sua deliziosa compagna Sabrina Grifeo, che ci ha lasciato alcuni anni fa, ma  i cui insegnamenti continuano ad essere fonte di ispirazione per l’attività del centro. In questa sede, dal 4 al 10 Giugno, dalle 18 alle 22, proporrò dei ritratti realizzati in questi ultimi quattro mesi.

Questi lavori sono parte di un racconto fotografico per i trent’anni della Cooperativa sociale Il Ponte, che opera a Invorio, il paese dove vivo da lungo tempo. La Cooperativa si occupa dell’inserimento nel mondo del lavoro di persone disagiate per varie ragioni,  e lo fa in un modo davvero innovativo. 1G0A2798 ws

Il loro progetto coinvolge diverse aziende industriali e artigianali della zona che hanno difficoltà a formare e inserire lavoratori con disabilità, fragilità o disagi sociali di vario tipo. Attraverso un’attenta e accogliente formazione, la Cooperativa avvicina queste persone al mondo del lavoro, utilizzando i macchinari allestiti dalle aziende all’interno della struttura della Cooperativa. il ponte1G0A2929xbnL’apprendimento delle lavorazioni avviene quindi in modo umano e graduale ma, al tempo stesso, concreto e dinamico. Si raggiungono così due importanti obiettivi: da un lato i lavoratori conquistano autostima nelle loro mansioni, dall’altro si ottengono livelli di produttività di tutto rispetto. DSCF2818 size

Come si può immaginare, questo reportage mi ha realmente appassionato. Dalle immagini realizzate è anche nato un piccolo libro che, penso, renda merito alle persone che dedicano il loro tempo e la loro intelligenza a questo progetto. Primo fra tutti, Mauro Fanchini, che della Cooperativa è il presidente e che continua il lavoro iniziato da suo padre Livio. DSCF2813 size

Ma torno alla fotografia e alle modalità con cui ho affrontato il racconto di un tema così delicato. I primi tempi mi sono serviti per ambientarmi, conoscere e farmi conoscere, per ragionare ed elaborare uno stile adatto al mio racconto. In questa prima fase è stata più utile la comunicazione verbale, rispetto alle apparecchiature da ripresa. Serve più porsi in ascolto, cercare di capire. Poi tutto è diventato più naturale e anch’io ho cominciato a far parte dell’ambiente: le persone che dovevano essere ritratte hanno iniziato a dimenticarsi della mia presenza, a viverla come la presenza, normale, di un amico.DSCF2853 size

Il lavoro all’interno della fabbrica si è quindi sviluppato in modo organico e armonioso. Le differenze atmosferiche e le diverse ore del giorno hanno creato effetti diversi,  le giornate si sono allungate, come anche le ombre dei gesti. DSCF2859 size 24x36

Nella seconda fase del progetto era previsto il ritratto in studio e con queste persone l’amicizia si è ulteriormente intensificata. Il linguaggio del ritratto posato è molto diverso, senza la mediazione del movimento in attività, senza l’ambiente circostante. Il racconto, le storie delle vite diventano protagoniste: guidano e suggeriscono le posture e gli spunti di ripresa.30x45 Ma30x45 lina30x45 gra30x45Keltoun30x45 zaza

 

 

 

 

Reportage, succede

Il mio Kerouac

DSCF2568x wsAlessandro Castiglioni, curatore e ricercatore, che da alcuni anni si occupa di ricerca per il museo Ma*Ga di Gallarate e mio figlio Tommaso, che è a capo della Segreteria cultura del Comune di Firenze, una sera si trovano a cena e parlano dell’importante mostra su Jack Kerouac – Painting a cui Alessandro Castiglioni ha molto lavorato per il Ma*Ga di Gallarate. “Jack Kerouac, ma certo! sono stato a casa sua.”. Tommi infatti mi seguiva volentieri durante i servizi fotografici e questo, in particolare, prometteva bene. Siamo andati a Lowell vicino a Boston. Era il 1996.gruppo

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Tommaso gioca con uno scoiattolo a Lowell. Solo ora realizzo che mi fidavo a tal punto di quel tredicenne da affidargli la mia amata Linhof 612.

Il reportage era uno di quelli innovativi come la rivista Gulliver in quegli anni proponeva spesso ai suoi lettori: Il giovane Kerouac, giornalista del Boston Globe e rivelazione letteraria con i suoi primi romanzi, ancora prima della sua consacrazione globale con On the road, vera e propria bibbia della beat generation. Con noi il giornalista Gianemilio Mazzoleni, ora condirettore di Style. Il tema erano i luoghi, gli amici, la casa di Kerouac. Accompagnati da John Sampas, cognato e amico fedele di Jack, abbiamo potuto visitare tutto questo. Sono rimasto molto colpito dai quadri e dai disegni così forti e lirici, che erano conservati nella casa di Kerouac. Ho chiesto e ottenuto il permesso di fotografarli insieme agli oggetti e ai taccuini dove erano trascritte le trame dei libri dello scrittore.

casa k Il mensile uscì qualche settimana dopo, ma le foto che documentavano questa sconosciuta seconda arte del grande Jack, sono rimaste nelle scatole di cartone dell’archivio dello studio a Sereia in questi 23 anni.

Alessandro si è così entusiasmato per questa storia che ha subito chiesto  di vedere il materiale, alcuni plasticoni di diapositive. Una settimana dopo ci siamo incontrati al Ma*Ga con la Presidente Sandrina Bandera e con la direttrice Emma Zanella.

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Immediatamente vengono scansite le immagini e si decide di presentare “il reperto” il 17 di marzo dedicandogli uno spazio di proiezione. Infatti con il contributo del mio caro amico Umberto Vecchi abbiamo impostato un semplice audiovisivo che fino al 22 del mese di Aprile è proiettato presso il Museo di Gallarate.

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18 marzo Ma*Ga di Gallarate

 

Reportage

Italian Election day

NATIONAL GEOGRAPHIC TRAVELERMi alzo presto oggi. E’ un giorno importante in Italia: si vota dopo molti anni e in mezzo a problemi mai, come questa volta, drammatici. Al seggio del mio paese è ancora buio quando arrivo. Scambio qualche parola con i giovani scrutatori che aspettano di entrare. Mi viene in mente quando, da studenti, era uno dei lavoretti possibili, qualche soldo e molto onore. Ci sembrava  di essere utili ingranaggi nel grande gioco della democrazia.

Alcuni di noi, iscritti al PCI, davano tutto il compenso al Partito.

Già il partito, appunto. Assomigliava a un padre severo ma giusto, indispensabile. Come il padre ti faceva incazzare. Lo contestavi, magari, lo volevi svecchiare, lo speravi più simile a te, ma il rispetto e la certezza che ti trasmetteva erano innegabili: stavolta si cambia!

1975, Firenze. Io studiavo lì, e sognavo di fare il fotografo, lavoravo in fabbrica per pagarmi l’università. I miei amici de L’Unità  mi avevano fatto avere un permesso per fare le foto al festival. enrico berlinguer 1976Avevo fotografato Enrico Berlinguer. Le prossime elezioni avrebbero potuto essere l’occasione per il  sorpasso, per cambiare l’Italia con il voto, con la democrazia, ma cambiarla e costruire un paese diverso, nuovo. “Perché questa volta non si tratta di cambiare un presidente, ma sarà il popolo a costruire un paese differente”, così diceva la canzone Venceremos degli Inti Illimani, esuli cileni nel nostro paese, che era cantata e urlata nelle nostre manifestazioni. Il voto, il cambiamento, la speranza di cambiare, non riuscire a dormire la notte prima. E poi, l’attesa, la ricerca di segnali che ti aiutino a capire. ‘Come sta andando? Qual è il sentimento del paese?’

Tutto questo mi viene da pensare parlando con questi ragazzi del 2018, davanti al seggio del mio paese.

Sono le sette, il mio racconto in 24 ore può iniziare.

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Voto di corsa, saluto i ragazzi e auguro loro buon lavoro. Corro alla stazione, vado a Roma: ho scelto la capitale per il mio racconto. Treni veloci, anzi velocissimi, mi permetteranno di essere nella capitale alle 12. Forse: perché il gelo degli ultimi giorni ha causato ritardi di ore, gente esasperata, abbandonata nelle campagne per un sacco di tempo, aspettando di ripartire. Se ci pensiamo, è il simbolo perfetto della situazione.

La contraddizione è generale, in ogni campo. Abbiamo strumenti di informazione così diffusi e accessibili come mai prima, diretti, immediati. Possiamo essere in contatto con tutti e le notizie possono arrivare velocemente ai social. Ma questo eccesso di informazione ha prodotto l’effetto contrario: la mancanza di credibilità, l’epidemia delle fake news hanno partorito l’assuefazione, il disinteresse.

Spiegare la contraddizione è difficile. Mi si ammucchiano gli esempi nella testa. Tutto è in contraddizione. Il mio lavoro, per esempio. Il mestiere di fotografo è stato disintegrato: i migliori tra noi sono costretti a vivere facendo workshop, le riviste non producono più. Eppure non c’è mai stato un interesse così alto per l’espressione fotografica come oggi. Le mostre sono piene, i blog di fotografia sono al centro dell’interesse collettivo. E così pure la cultura in generale. Poi accendi la televisione e tutto questo non lo trovi. E spegni.

Poi, la medicina ha certo fatto passi da gigante, ma conosco persone che non vanno dal dentista per paura che proponga interventi che non possono permettersi. Al lunedì siamo commossi dall’ennesimo naufragio, ma il giorno dopo invochiamo ordine e confini rigidi. Crediamo essere assediati dai crimini, ma se leggiamo le statistiche scopriamo che i dati reali dicono il contrario.

Abbiamo un papa che forse vorremmo avere a dirigere il partito della sinistra. Contraddizioni, solo contraddizioni. Le previsioni elettorali dicono che potrebbe vincere uno che credevamo fuori dai giochi, anzi uno che dovrebbe esserlo per legge. Ma la legge, si sa, non vale sempre, vale quando si vuole colpire gli indifesi. Loro la possono aggirare. L’Italia è una repubblica nata dalla Resistenza, tutti lo sappiamo, il fascismo è fuori legge, oltre che essere fuori dalla storia. E poi, ti trovi nelle liste  elettorali dei partiti che sono addirittura nazisti. E l’unico attentato terrorista di questi anni, nel nostro paese, l’ha commesso un bianco esagitato, tra l’altro candidato in un partito che si propone di guidare il paese, che ha sparato nel mucchio, colpendo migranti, che avevano la colpa di essere migranti e la sfortuna di essere lì in quel momento.

Come è ordinata e vuota la Stazione Centrale di domenica mattina. Prendo posto sul treno e il tempo vola scrivendo i miei appunti di viaggio.

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Ilaria è insegnante, ha votato e viaggia verso Napoli. Le chiedo quali sono i tre temi che maggiormente la coinvolgono. “Il primo è la legalità: a Napoli ho visto accettare 50 euro per un voto, da persone che la miseria morale e materiale aveva reso disponibili a vendere pure questo diritto. Del resto la legalità è una promessa mai mantenuta, una promessa con i suoi martiri sempre rimpianti e mai rispettati, da Mani Pulite in poi. Pensiamo solo che Berlusconi si trova candidato a guidare il paese, con buone probabilità di essere eletto a un ruolo di governo che non può espletare, visto che è condannato in via definitiva per reati incompatibili a quella funzione. Il secondo punto è la scuola: la formazione è importante per contribuire alla crescita di un paese moderno. Il terzo punto è il welfare, non si possono vedere assurdità come pensioni minime che non permettono la sopravvivenza insieme a super-rendite da favola.” Prima di andare via mi dice la sua previsione: vinceranno i Cinque Stelle.

Chiedo al suonatore del metrò quale sia la fermata giusta per Il Baobab. Lui lo sa e me lo dice. Appena dietro alla stazione Tiburtina.

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Cammino un bel po’ per arrivare al Baobab Experience: del resto le tende dei migranti mica li tengono in via Condotti.  Andrea Costa mi riceve e mi guida nel centro di accoglienza. 70 000 persone sono state ospitate nella tendopoli del Baobab.

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“Questa mattina mi sono svegliato con il ricordo di mio nonno, che era partigiano e che quando andava a votare si metteva il vestito buono. Per gente come lui non sono proprio capace di non andare a votare, di non esercitare un diritto così fondamentale.

Ma quanta lontananza da questa classe politica: il Baobab è stato sgomberato 22 volte, con le giunte più diverse, da Marino alla Raggi. Ci sgomberavano e la sera noi tornavamo qui a dare accoglienza. Nessuno capisce il problema dei profughi. Ne sanno parlare solo in termini di repressione o di propaganda. Meno male che c’è la solidarietà delle persone del quartiere. Qui ci sono gli ultimi. La solidarietà l’abbiamo sentita quando il freddo pungente di questi giorni faceva tremare. Le vecchine che ci portavano le coperte e spesso la Chiesa, la Chiesa migliore, che ci fa sentire la sua vicinanza. Per esempio Padre Konrad (elemosiniere del Papa, n.d.r.) è arrivato con un furgone del Vaticano e ci ha portato quella struttura bianca che ora  è la mensa del Baobab.

La solidarietà è anche qui, dentro le persone. Quando c’è stato il terremoto i profughi qui al centro hanno organizzato spontaneamente una cerimonia di preghiera per le popolazioni colpite. Copti, sciiti, cristiani tutti insieme, nel nome dell’umanità: gli ultimi si sono sentiti chiamati in causa per qualcuno che oggi stava peggio di loro. E noi come rispondiamo?

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Vado al Teatro Parioli ad incontrare Ivano Marescotti, attore di cinema e di teatro molto noto al grande pubblico. Più di 50 pellicole in cui interpreta personaggi popolari e caratterizzati alla sua maniera. Nel film “Cado dalle nubi” ha interpretato un leghista padre della protagonista. La sua posizione politica attuale mi incuriosisce e ben rappresenta un percorso comune a buona parte del popolo della sinistra.

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Queste elezioni sono completamente diverse dalle altre. Io sono sempre stato del Partito Comunista, anche se ero critico. Da quando non c’è più il cemento ideologico del partito sono sbandato di qua e di là. Mi ero addirittura candidato con Tsipras, ma liste così  (e ce ne sono anche ora) non hanno valore, fatte per candidare qualcuno, e poi gli eletti non si salutano neanche. Questa volta avevo deciso di non votare, perché non c’era niente che  mi rappresentava. Ma votare significa fare che gli altri votino per te, come per l’8 per mille: se tu non dai una preferenza il tuo 8 per mille viene comunque preso e distribuito tra tutti. Io ho deciso allora di votare contro questo governo e, non ideologicamente, voterò per i Cinque Stelle. Sono un partito che non mi rappresenta, ma è all’opposizione e l’ho trovato al mio fianco quando abbiamo fatto la battaglia per il no alla riforma istituzionale. Lo faccio anche dal punto di vista tattico, perché  potrebbe rovesciare il tavolo di questa politica che da 30 anni è completamente degenerata. Peggio di  questi governi penso sia impossibile. Questi non li conosciamo, non mi fido neanche tanto, ma conosciamo benissimo quelli che hanno governato finora. Non mi iscriverò ai Cinque Stelle, ma non mi serve  più votare per tutti quei partitini per cui avevo già votato, dall’Arcobaleno a Rivoluzione Civile a Tsipras, non hanno risolto niente e sono serviti  solo a mettere in pace le nostre coscienze. Io, da comunista, sono contro il governo e sarò anche contro il governo dei Cinque Stelle. Purtroppo la sinistra non c’è, non è rappresentata, e non c’è neanche nel sociale: rispetto a ciò che è successo negli ultimi tempi, negli anni Settanta saremmo scesi nelle piazze, adesso non si muove nulla. Le ultime battaglie politiche sono state 15 anni fa, quando c’era ancora un’opposizione e il PD non tradiva il sociale per spostarsi completamente a destra.

Lui va in scena con il suo ultimo lavoro teatrale, “I have a dream”. Lascia la valigia pronta in camerino per correre dopo lo spettacolo a votare a Bologna. Io invece mi ributto nella città con una pioggia che non lascia scampo.

Vedo un gruppo di giovani con la faccia da stadio, mi avvicino, gli faccio delle domande che non vengono accolte con grande entusiasmo. Andrete a votare, lo avete già fatto ? Mi guardano come fossi un marziano bagnato e mi espongono tutta la contrarietà che hanno nei confronti del sistema. No, a votare non ci vanno. Solo uno dice che lo farà e che vuole “votare italiano”. Gli chiedo di poterli fotografare anche se già immaginavo la risposta. Me la cavo senza danni perchè mi chiedono per quale squadra faccio il tifo e pare che la mia sia gemellata alla loro.

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Hashrey è albanese. A dirla tutta pensavo fosse emiliano, perché con grande abilità produce pasta a mano e tagliatelle sulla strada per invogliare i passanti ad entrare in trattoria.

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“Non posso votare, mi anticipa, ma una cosa la voglio dire. E’ tanti anni che sono qui e quando sono arrivato io gli albanesi erano un problema per voi. Oggi dalla mia terra non si parte più con i barconi. Voi italiani siete cambiati, io vedo molta cattiveria, mi fate paura e sono molto preoccupato.”

carlotta.jpgCarlotta ha 25 anni. “Votare è molto importante, un cittadino deve votare. Per me i partiti e le coalizioni che si presentano sono del tutto insufficienti; io li metto tutti sullo stesso piano. Infatti annullo la scheda, che non è come non andare  a votare: perché quando troveranno tutte quelle schede annullate dovranno chiedersi il perché e spiegare come mai uno si sente di andare a votare e poi ti scrive una protesta sulla scheda. Ci sono tre argomenti  più importanti degli altri. Legalità, come lotta alla mafia: Falcone e Borsellino sono stati traditi dallo stato. Un’economia che  funzioni, perché l’Italia è un paese di cervelli in fuga. Eliminare il vecchio che c’è in questo paese. Renzi non mi piace, perché non ha fatto seguire i fatti e innovazioni di rilievo alle promesse.

Saverio viene dalla Calabria. In passato votava a sinistra, come suo padre che è ancora in Calabria, comunista da sempre. Ora vota Cinque Stelle, e pure suo padre. “Sai, questa storia che sono inaffidabili non è vera. Io li conosco: sono spesso qui a mangiare, data la vicinanza del mio locale con il Parlamento. Non sono professionisti della politica ed è per questo che la gente li vota. E’ inutile che continuino a dire che sono degli inesperti: è proprio questo che li fa piacere alla gente, vuol dire che non assomigliano a quegli altri. Spero che vincano. Le mie priorità sono il lavoro, meno tasse e la tutela degli italiani, che siano trattati in modo paritario, non si privilegino gli stranieri appunto. Non voglio dire che queste persone non hanno diritti, ma adesso si sta esagerando.” Poi vuole eliminare le spese parassitarie, come le auto blu, e Di Maio gli piace.

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Ormai le urne si chiudono e la notte sarà lunga lunga per gli scrutatori che non sono certo aiutati da un sistema semplice. Mai come questa volta la legge elettorale appena varata si mostra lo specchio della classe politica che con tutta probabilità uscirà sconfitta da queste elezioni.

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Reportage, Ritratto

Ritratto di un Parco

DSCF2703xwsNel corso del 2001 Sergio Pellizzoni e Silvio Anderloni mi hanno chiamato a realizzare uno dei lavori più belli e coinvolgenti che mi sia mai capitato di fare.costruzione pontileSi voleva realizzare un libro che fosse il ritratto di un parco e della gente che lo vive come un quadro composito che seguisse l’andamento delle stagioni e delle diverse attività che in questo si svolgono. Giorno dopo giorno il Parco è entrato nella mia vita. Mi appassionava raccontare il “luogo” attravero i “ritratti”. Con il passare del tempo il parco mi diventava familiare, i suoi abitanti, amici. I pescatori mi hanno reso partecipe della loro passione e delle loro superstizioni; ho vissuto con gli ortisti i momenti di scoramento per gli odiati sassi che infestavano la loro terra e ho condiviso la loro gioia per la crescita degli ortaggi; ho seguito i bambini che scoprivano il bosco e gli anziani che si ritrovavano attorno alle loro biciclette. tritticoHo apprezzato il lavoro di chi ha messo la propria intelligenza al servizio del progetto, ho capito l’importanza di tutto questo, ho condiviso l’allegria della festa, la creatività di chi ha trasferito la propria passione al parco per poterci danzare, fare ginnastica, portarci il cane, parlare di politica, dare il primo bacio, sentirsi parte di un gruppo con cui condividere il tempo.bosco in cittàvisita scolastica nella nebbiastorionepasseggiata sui trampolilo sguardo dell'accrobataocchi chiusivolontario copre una bucaguado 2giocoliere tra i trampolicavallo e paperecagnilino col paltòattenti all'uomo192021assegnazione orti - riunione393101In conclusione posso dire che questa esperienza è stata molto positiva e voglio ringraziare Sergio Pellizzoni e Slvio Anderloni che, insieme ad Italia Nostra, hanno creduto e dato vita a questo progetto.