Nei cieli di Teheran

Noi amiamo molto l’Iran.

Mia moglie Rossella ed io abbiamo viaggiato e conosciuto quel paese. Ce ne siamo innamorati. Ora abbiamo molti amici laggiù e ci teniamo in contatto, soffrendo insieme per le tragedie e sperando e lottando per giorni migliori. Tra questi amici lo scrittore Mohammad Tolouei  direttore della rivista letteraria Nadastan e autore di Le lezioni di papà (edizione Ponte33). Per la bella rivista che dirige ho da poco realizzato un servizio fotografico qui in Italia, sulla cultura del cibo nel nostro paese, che spero veda presto la pubblicazione.

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Mohammad Tolouei ha rilasciato in questi giorni una intervista pubblicata in Italia dal Corriere della Sera.

«Le persone che ora protestano in Iran erano rimaste a casa fino a una settimana fa. Sia durante le manifestazioni di novembre sia durante i funerali di Soleimani una fetta consistente della popolazione guardava in silenzio: non era ancora successo qualcosa che la spingesse a scendere in strada. Quel «qualcosa» è stato l’aereo abbattuto da un missile iraniano. «Tra le persone che mi circondano, tutti avevano qualcuno a bordo: un parente, un amico, un conoscente». Hamed Esmaeilion, uno dei migliori scrittori iraniani della nuova generazione, ha perso la moglie e la figlia. «Pensavamo di essere liberi e in pace in Canada — ha detto — ma quando vieni dal Medio Oriente il tuo passato e la tua terra ti seguono».

“Nemmeno mille anni di lutto potranno riparare il suo dolore. Hamed è stato una delle voci più importanti della classe media iraniana: come tanti, era andato a vivere all’estero e si era costruito una nuova vita. Una vita che è stata rovinata irrimediabilmente. Tutti noi, oggi, ci sentiamo come lui.”

Tolouei paragona le ultime proteste al Movimento Verde nel 2009: «Persone che non fanno capo a nessuna organizzazione, non hanno intenzioni violente, ma non possono più sopportare lo stato attuale delle cose. Dopo dieci anni, prende forma qualcosa di cui solo la classe media iraniana è capace: un cambiamento lento ma radicale. Si è accesa una rabbia profonda per le bugie, i sotterfugi, l’incompetenza del governo incapace di difendere le vite dei cittadini. Non si tratta solo della mancanza di pane, come a novembre. Al centro ci sono i desideri distrutti. Il volo abbattuto ne era un simbolo: se il governo ti mette sotto pressione e limita le tue libertà, studi, fai la valigia, parti e ti costruisci una nuova vita. Questo, a grandi linee, ha fatto la classe media negli ultimi quarant’anni. Quel missile non ha colpito solo un aereo, ha colpito i desideri di questa parte della società. Ora che i desideri non ci sono più, non resta altro che scendere in strada»

da fare subito

Leggo oggi che due note presentatrici della Tv iraniana si sono dimesse chiedendo scusa al pubblico per le bugie che sono state costrette a diffondere in tredici anni di carriera. La protesta sta investendo ogni settore della società civile. La menzogna è per il popolo iraniano una cosa insopportabile, e l’orgoglio ferito della gente è più forte della repressione. Quanto è accaduto nelle ultime settimane è terribile e denso di significati metaforici. La brutalità degli apparati militari ha mostrato il suo volto. Dapprima l’eliminazione fisica del generale Soleimani, un atto di terrorismo internazionale di cui si è resa responsabile l’amministrazione americana, e poi l’abbattimento del aereo diretto a Kiev, simbolo dell’innocenza e della speranza in una vita diversa e libera dalle follie del potere e delle spartizioni del mondo, disintegrato dai missili della contraerea di Teheran.

Un popolo colto ed fiero non riesce più a sopportare tutto questo e accantona paure e prudenza per affermare il loro diritto alla vita, alla cultura e alla pace. Non dobbiamo lasciarli soli.

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