EUGENIA PINNA – Custodire il filo, reinventare il disegno.

Da artigiana agli esordi a textile designer, Eugenia Pinna ha costruito in oltre quarant’anni di attività una ricerca personale a partire dalla tradizione tessile di Nule, borgo della Sardegna centrale noto per i tappeti a tessitura a stuoia, su telaio verticale. In un contesto dominato da piccole realtà artigiane e familiari, dedite soprattutto alla riproduzione di modelli tradizionali, Pinna imbocca una strada diversa: reinterpretare il patrimonio locale attraverso un linguaggio contemporaneo fatto di sperimentazione formale, ricerca cromatica e progettazione. Emblematico, in questo senso, è il recupero e la rielaborazione di un antico motivo geometrico della tradizione tessile locale — chiamato ambisùes (che in italiano significa sanguisuga) — divenuto nel tempo la sua firma stilistica distintiva.

«Lavoro con i tappeti da quarant’anni, praticamente da quando ho terminato gli studi all’Istituto Europeo di Design di Cagliari e ho iniziato a costruire una mia cifra stilistica» racconta nel suo laboratorio di Nule, tra filati, campioni e disegni preparatori. «Nel tempo ho sviluppato collezioni che oggi sono immediatamente riconoscibili».

Il processo creativo parte sempre dalla progettazione. Pinna realizza personalmente i disegni, definisce le combinazioni cromatiche e produce campioni e prototipi che le consentono di verificare il risultato finale. «Questi campioni servono sia per capire come funzionano i colori nella tessitura sia per mostrare al cliente il lavoro prima della realizzazione definitiva».

La tecnica tradizionale di Nule, a tessitura a stuoia su telaio verticale, rappresenta il punto di partenza del suo lavoro. La designer ne conserva la struttura e il sapere tecnico, ma interviene sui motivi decorativi e sull’uso del colore. I disegni geometrici tradizionali vengono scomposti, ingranditi o trasformati in composizioni astratte. Fondamentale è anche la scelta dei materiali: lane sarde, principalmente, e filati selezionati per valorizzare la resa cromatica e la consistenza tattile del manufatto.

I colori sono spesso quelli della natura, prodotti dall’impiego di essenze vegetali ed erbe tintorie, e rappresentano uno degli aspetti più distintivi della sua produzione. Accanto ai toni tradizionali della tessitura sarda, Pinna introduce accostamenti inaspettati, sperimentando contrasti, sfumature e variazioni tonali che conferiscono profondità e movimento alla superficie. Pur realizzando anche arazzi e testate di letto, il tappeto resta il centro della sua ricerca. «È un oggetto che mi corrisponde»

Le mani che realizzano al telaio i progetti di Pinna sono quelli di alcune tessitrici di Nule, con cui la designer collabora da oltre vent’anni. E proprio il tema della trasmissione delle competenze rappresenta oggi una delle sue principali preoccupazioni. «Le tessitrici con cui lavoro non sono più giovanissime e bisogna trovare il modo di formare nuove persone». Per questo organizza corsi, residenze estive e attività didattiche sia in Sardegna sia a Milano, dove collabora con l’associazione Tessere Incontri. Attraverso workshop e programmi di ospitalità accoglie persone interessate alla tessitura provenienti anche dall’estero. «Trovo molto interesse da parte di chi arriva da fuori. Ed è vitale per me creare occasioni di scambio e confronto».

Sebbene mantenga un forte legame con Nule, dove dietro una porticina azzurra ha sede il suo laboratorio, Pinna sente la necessità di confrontarsi costantemente con altri contesti. «Cerco di muovermi il più possibile. Viaggiare, vedere cose nuove e incontrare altre persone è fondamentale per continuare a crescere». Una tensione tra radici e apertura che caratterizza l’intero suo percorso: custodire una tradizione antica reinventandola in un linguaggio contemporaneo, in grado di dialogare con il mondo del design internazionale.

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